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27 Luglio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,31-35

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mt 13, 31-35

«Il Regno dei cieli è simile a un granello di senape» e ancora «è simile al lievito».

Sono due immagini semplicissime che Gesù usa nel Vangelo di oggi per raccontarci la grande dinamica dell’interiorità e della vita spirituale. Entrambe ci insegnano due cose di cui abbiamo tremendamente bisogno: la piccolezza di chi sa affidarsi e la pazienza di chi accetta la gradualità della vita.

Noi siamo abituati a pensare che ciò che è grande debba cominciare in maniera grande. Gesù invece ci dice esattamente il contrario. Il Regno comincia sempre da qualcosa di piccolo, quasi insignificante. Un seme che si può perdere tra le dita, una manciata di lievito che scompare nella massa della farina. Eppure proprio ciò che sembra irrilevante contiene una forza capace di trasformare tutto. Essere piccoli, però, non significa sminuirsi o pensare di non valere nulla. La vera piccolezza evangelica è la fiducia. È la libertà di chi non pretende di controllare ogni cosa perché sa di essere nelle mani di Qualcuno che si prende cura di lui. Un bambino è piccolo non perché non vale, ma perché vive affidandosi.

Il lievito, invece, ci insegna la pazienza. Esso lavora senza fare rumore, nascosto dentro la pasta. Non produce immediatamente il suo effetto, ma lentamente trasforma tutto dall’interno. Così agisce molto spesso la grazia di Dio nella nostra vita. Noi vorremmo cambiamenti immediati, conversioni istantanee, risposte definitive. Dio invece lavora attraverso processi che hanno bisogno di tempo. Avere pazienza significa allora amare la realtà rispettandone i tempi. Significa credere che qualcosa possa stare crescendo anche quando ancora non riusciamo a vederlo. Le cose più grandi della vita accadono spesso un po’ alla volta, silenziosamente, ma inesorabilmente.

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Santo del giorno: San Pantaleone – Medico e martire