///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,52-59
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Gv 6, 52-59
«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui».
Queste parole, che per noi possono sembrare familiari, risultano invece difficilissime per chi le ascolta nel Vangelo di oggi. E, in un certo senso, è comprensibile.
Il linguaggio di Gesù è forte, provocatorio, quasi scandaloso. Nel corso della storia, proprio a causa di queste parole, i cristiani sono stati fraintesi e accusati di pratiche assurde. Ma l’invito di Gesù non ha nulla a che vedere con una lettura materiale o distorta. Non è un invito al cannibalismo, ma alla fede. Gesù ci chiede di credere che in quel pane e in quel vino è realmente presente Lui stesso. Non come simbolo soltanto, ma come presenza vera. E quando mangiamo qualcosa, quel qualcosa entra dentro di noi, ci nutre, diventa parte della nostra vita.
L’Eucaristia, allora, non è un gesto esteriore o soltanto spirituale. È qualcosa di reale. Riguarda tutta la nostra persona: corpo, anima, spirito. È un incontro che passa attraverso la concretezza dei segni e tocca la nostra esistenza in profondità. «Rimane in me e io in lui». È una relazione reciproca, una comunione reale. Non siamo noi soltanto a “ricevere” qualcosa, ma veniamo coinvolti in una vita più grande.
Per questo la fede cristiana non si riduce a una dimensione psicologica o sentimentale. Non è solo un’emozione o un pensiero. È una realtà che si incarna, che si comunica attraverso i sacramenti, e in modo particolare nell’Eucaristia. Gesù conclude con una promessa radicale:
«Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Davanti a questa parola non ci sono molte alternative: possiamo accoglierla o rifiutarla. E da questa scelta dipende molto della nostra vita. È la stessa domanda che attraversa il Vangelo: ci fidiamo davvero di ciò che Gesù dice, oppure preferiamo allontanarci perché ci sembra troppo grande?
La fede, ancora una volta, è una scelta. Una scelta che riguarda la nostra vita concreta.
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Santo del giorno: San Fedele da Sigmaringen – Sacerdote e Martire