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22 marzo 2023 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 5,17-30
 
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 5, 17-30

C’è qualcosa di insopportabile in Gesù. Il Vangelo di oggi lo dice chiaramente:

“Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio”.

Gesù è intollerabile per la prossimità con cui si colloca nei confronti di Dio. Ciò che i suoi detrattori non possono perdonargli è il suo essere figlio di Dio. Finchè Dio è l’Altissimo, nel senso che lo collochiamo “lontanissimo” da noi, allora questo Dio può essere accettato. Ma quando Dio riempie questa lontananza attraverso il Suo Amore e diventa vicinissimo a noi attraverso Gesù, allora questo Dio non è più accettabile. Infatti il vero problema sembra proprio Lui, Gesù.

Ma non dobbiamo scandalizzarci perché lo scandalo dell’incarnazione è esattamente questo: Dio, che è Colui che non si può neppure vedere perché altrimenti si rischia di morire, attraverso Gesù diventa accessibile, visibile, palpabile.

Ma se Dio posso vederlo e toccarlo allora significa che Egli ha deciso di consegnarsi nelle mie mani. Oggi dovremmo riflettere su questa vicinanza: Gesù è consegnato alle mie mani.

Cosa posso fare di Lui? Amarlo o ucciderlo.

Amare significa aver cura, sintonizzarsi sulla stessa linea d’onda, ascoltare, mettere in pratica.

Uccidere significa vivere al contrario di tutto ciò. È essere indifferenti, disprezzare, non ascoltare, non accogliere, vivere in maniera autoreferenziale.

In questo senso Gesù può dire di amare Dio Suo Padre perché ha chiara una cosa fondamentale che Egli sintetizza in questo modo:

“Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.

E noi? Pensiamo di poter fare qualcosa senza di Lui? Quale volontà cerchiamo: la nostra o la Sua? Chi ama sa bene che ciò che rende felici è poter fare ciò che dà gioia a chi si ama.

Dio fa così con noi, ma la reciprocità non è mai scontata. Sovente noi disertiamo questo scambio.

Eppure Egli rimane fedele al Suo amore per noi fino all’estreme conseguenze, anche se non solo lo rifiutiamo ma anche quando lo mettiamo in Croce.

Non so se abbiamo chiaro quanto siamo amati alla follia da Dio.

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Santo del giorno: Santa Lea, vedova.