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20 Aprile 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 6, 22-29

«In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati».

Il Vangelo di oggi pone una domanda scomoda ma necessaria: si può credere per il motivo sbagliato? La risposta di Gesù sembra essere sì. Si può cercare Dio non per Dio, ma per ciò che da Lui si ottiene. A volte la nostra fede nasce da un bisogno, da un’emozione, da un interesse. Cerchiamo Dio perché ci aiuti, perché risolva, perché ci dia qualcosa. Ma questa non è ancora una fede matura. È una fede che rischia di restare legata all’utilità.

La fede, come l’amore, non può fondarsi sull’utilitarismo. Non si ama qualcuno per usarlo, ma per la gioia stessa di amarlo. Così anche la fede non è un mezzo per ottenere qualcosa, ma una relazione gratuita. Per questo Gesù sposta il discorso e indica ciò che conta davvero:

«Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Non si tratta di fare molte cose, ma di entrare in una fiducia reale nei confronti di Lui.

Credere significa costruire la propria vita su questa fiducia. Non su ciò che possiamo controllare o prevedere, ma su una relazione. È affidarsi a Cristo, anche quando non tutto è chiaro, anche quando non tutto corrisponde alle nostre aspettative. Ed è proprio questa fiducia che cambia la qualità della vita. Perché senza fiducia restiamo prigionieri della paura, del calcolo, dell’ansia di dover controllare tutto.

Il Vangelo, allora, ci invita a verificare il motivo della nostra fede. Non per scoraggiarci, ma per purificarla. Per passare da una ricerca interessata a una relazione vera. Perché solo una fede libera dall’interesse può diventare davvero stabile e capace di sostenere la vita. Basta usare Dio, cominciamo invece ad amarlo.

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Santo del giorno: Santa Sara di Antiochia – Martire