///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mt 20, 1-16
La parabola raccontata da Gesù nella pagina del Vangelo di Matteo di oggi è una parabola che mi commuove sempre. Gesù paragona Dio ad un padrone che non passa il tempo ad andare a fare elemosina a destra e manca, ma che dà dignità alle persone donando loro un lavoro, dando loro cioè uno scopo per cui vivere. Anche solo questa considerazione dovrebbe rettificare molti modi sbagliati con cui noi facciamo la carità anche da cristiani.
Fare del bene non significa semplicemente distribuire dei beni, ma fare in modo che le persone che incontriamo, i poveri soprattutto, ritrovino uno scopo, e quindi di conseguenza una dignità. Ma per capire davvero questo padrone bisogna imparare a guardare come lui guarda le persone, e a considerarle per ciò che sono davvero. Infatti egli non considera le persone con un criterio materiale ma le considera un valore in sé e proprio per questo non ha paura di pagare la giornata piena a tutti, a chi ha lavorato e a chi invece si è aggregato solo alla fine.
Questi ultimi non lo hanno fatto per pigrizia, ma semplicemente perché nessuno li aveva mai considerati. Gesù sta parlando dell’esperienza della misericordia, dicendo che essa non è riservata solo a chi per tutta la vita ha vissuto bene, ma anche a chi si è convertito solo alla fine. Può sembrare ingiusto, ma la logica dell’amore tiene a cuore le persone più delle cose.
Ecco perché il padrone risponde malamente a chi protesta contro di lui per questo suo eccesso di bontà:
“Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Bisogna imparare a credere all’amore eccessivo di Dio che non smette di cercarci e di offrirci una possibilità, anche quando sembra tardi agli occhi di tutti.
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Santo del giorno: San Bernardo – Abate e Dottore della Chiesa