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2 Giugno 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,13-17
 
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
 Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
 Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mc 12, 13-17

Gli erodiani della pagina del Vangelo di oggi, insieme ai farisei, vogliono cogliere Gesù in fallo. Sanno bene che l’unico modo per metterlo seriamente nei guai è contrapporlo ai Romani. Per questo gli chiedono se sia lecito o meno pagare il tributo a Cesare. Quegli interlocutori sapevano benissimo che, qualunque risposta avesse dato, Gesù sarebbe finito in una trappola. Se avesse risposto di sì, avrebbe perso il favore del popolo. Se avesse risposto di no, avrebbe offerto ai Romani il pretesto per accusarlo.

Ma Gesù, come sempre, non si lascia intrappolare. Si fa portare una moneta e, partendo da quel gesto apparentemente semplice, offre una lezione immensa.

«Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Quando gli rispondono: «Di Cesare», Gesù conclude: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Molto spesso queste parole vengono interpretate soltanto come una distinzione tra la sfera religiosa e quella civile. Ma il loro significato è ancora più profondo. La moneta porta impressa l’immagine di Cesare, e per questo può essere restituita a Cesare. Ma l’uomo porta impressa l’immagine di Dio. E ciò che porta l’immagine di Dio appartiene a Dio.

In pratica, Gesù sta dicendo che il potere, il denaro e le strutture di questo mondo possono esercitare una certa influenza sulle cose, ma non possono mai possedere veramente una persona. L’essere umano è libero proprio perché appartiene a Dio. È una lezione di straordinaria attualità. Noi corriamo sempre il rischio di valutare le persone secondo criteri economici, sociali o utilitaristici. Gesù invece ci ricorda che il valore di una persona non deriva da ciò che possiede, da ciò che produce o dal ruolo che occupa.

Ogni uomo e ogni donna hanno una dignità che nessun potere può comprare e nessuna autorità può confiscare, perché sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Il Vangelo di oggi ci invita allora a non confondere mai il denaro con le persone, il valore con il prezzo, l’avere con l’essere. Le monete possono appartenere a Cesare. Ma tu appartieni soltanto a Dio e quindi sei libero.

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Santo del giorno: Santi Marcellino e Pietro – Martiri