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14 Luglio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodòma sarà trattata meno duramente di te!».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mt 11, 20-24

«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida!».

Le parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di oggi sono tra le più dure. Ma dietro questa durezza non c’è la rabbia di chi vuole punire, bensì il dolore di chi ha amato, donato, compiuto segni e non ha visto nascere nessun cambiamento.

Potremmo tranquillamente essere noi Corazin o Betsàida. Perché il senso di questo rimprovero potrebbe suonare così: guai a te, dopo tutto quello che hai ricevuto, se continui a vivere come se nulla fosse accaduto. Guai a te se, dopo tutte le volte in cui sei stato salvato, perdonato, rialzato, consolato, non hai approfittato di quel bene per cambiare qualcosa della tua vita, per aggrapparti alla mano di Dio, per prendere finalmente una decisione per cui valga la pena vivere.

Il vero dramma di Corazin e Betsàida non è aver commesso chissà quali peccati. È essere rimaste indifferenti davanti alla grazia. Hanno visto i miracoli, ma non hanno permesso a quei miracoli di diventare conversione. Ed è forse questo il rischio più grande anche per noi: abituarci al bene fino al punto da non riconoscerlo più come un dono. Quando consideriamo tutto ciò che abbiamo ricevuto semplicemente come un diritto, smettiamo di provare gratitudine. E senza gratitudine non nasce nessun cambiamento.

La gratitudine, infatti, non consiste semplicemente nel dire grazie, ma nel fare qualcosa di buono con il bene che abbiamo ricevuto. Il Vangelo di oggi ci ricorda allora che la nostra vita non è neutra. Le occasioni, gli incontri, le grazie, persino le prove che abbiamo attraversato ci consegnano una responsabilità. Prima o poi dobbiamo domandarci che cosa abbiamo fatto con ciò che ci è stato affidato.

Non si tratta di vivere nella paura di un castigo, ma nella serietà della libertà. Dio ci ama gratuitamente, ma il suo amore domanda una risposta. Il vero peccato non è soltanto fare il male. È anche sprecare il bene. San Camillo, di cui oggi facciamo memoria, è stato un capolavoro di carità, cioè è stato un capolavoro di chi ha approfittato della sua conversione per organizzare il bene in maniera eroica specie a favore dei malati più abbandonati.

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Santo del giorno: San Camillo de Lellis – Sacerdote