PRIMO SABATO DEL MESE
///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,1-12
In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mt 14, 1-12
L’antefatto della morte di Giovanni Battista, che leggiamo nella pagina del Vangelo di oggi, non è semplicemente un episodio di cronaca nera che riguarda Erode e il martirio di Giovanni. È una storia che ci riguarda molto più da vicino di quanto immaginiamo, perché ci mostra la fine che può fare una persona quando perde progressivamente il dominio di sé.
Erode è certamente un uomo potente, ma proprio il Vangelo ci mostra quanto possa essere interiormente schiavo. È prigioniero della propria affettività disordinata, delle passioni, del giudizio degli altri e, infine, della parola data davanti ai commensali. Può comandare su molte persone, ma non riesce più a comandare su se stesso. Ed è questa la sua vera tragedia. Molto spesso pensiamo che la libertà consista nel fare tutto ciò che desideriamo. In realtà una persona che non sa dire di no ai propri impulsi non è libera, ma schiava. Il dominio di sé non è repressione della vita, ma la condizione necessaria per poterla orientare verso il bene.
Quante persone dotate di grandi talenti, investite di responsabilità importanti, capaci di fare cose straordinarie, finiscono per rovinare se stesse e gli altri a causa di schiavitù interiori mai affrontate. Basta una dipendenza, un’affettività disordinata, il bisogno ossessivo di approvazione o l’incapacità di mettere un limite a se stessi perché il giudizio venga progressivamente compromesso. Forse allora il Vangelo non ci racconta semplicemente la storia di Erode. Sta parlando anche di noi e della necessità che abbiamo di una continua conversione.
Ognuno dovrebbe domandarsi: che cosa ha potere su di me? Che cosa condiziona la mia libertà? Quale desiderio, paura o dipendenza rischia di decidere al posto mio? Ed è significativo poter affidare questa conversione all’intercessione di due grandi santi di cui oggi facciamo memoria, sant’Alfonso Maria de’ Liguori e san Pietro Favre.
Con carismi e storie differenti, entrambi hanno annunciato un Vangelo capace di raggiungere anche chi sembrava lontano, senza mai confondere la misericordia con la giustificazione del male. Erode ci ricorda fin dove può condurci una libertà non educata. I santi, invece, ci ricordano fin dove può portarci una libertà consegnata alla grazia.
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Santo del giorno: Sant’ Alfonso Maria de’ Liguori – Vescovo e dottore della Chiesa