Categories: Chiamata all'impegno

Gli Appelli del Messaggio di Fatima

Per  una maggiore comprensione del messaggio che “Nostra Signora del Rosario” ci ha dato a Fatima, affidandolo ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta, ogni sabato, escluso il primo sabato del mese, leggiamo e riflettiamo su  alcuni stralci dell’opera “ Gli Appelli  del messaggio di Fatima”  scritto da Suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato ( nome assunto da religiosa da Lucia dos Santos, pastorella di Fatima).

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Appello alla santità

Diciannovesimo appello del Messaggio

Nell’apparizione di Nostra Signora del Carmine si può scoprire un altro significato: un appello alla santità. Qui vediamo colei che, come noi, è vissuta sulla terra e qui si è santificata; adesso vive e regna con Dio in Cielo, godendo il frutto e la ricompensa di questa santificazione.

Nostra Signora si è santificata come Vergine pura e immacolata, corrispondendo alle grazie che Dio, in questo stato, le ha concesso; si è santificata come sposa fedele e consacrata nell’adempimento di tutti i suoi doveri del suo stato; si è santificata come madre amorosa che si dedica al Figlio che Dio le ha affidato, per cullarlo tra le sue braccia, allevarlo ed educarlo, per aiutarlo e seguirlo nel compimento della sua missione. Con lui ha percorso la via stretta della vita, la strada scabrosa del Calvario; con lui ha agonizzato ricevendo nel suo cuore le ferite dei chiodi, il colpo della lancia e gli insulti della moltitudine ribelle; si è santificata infine come madre, maestra e guida degli apostoli, accettando di restare sulla terra per il tempo stabilito da Dio, per realizzare la missione che egli le aveva affidato di corredentrice dell’umanità con Cristo.

Così, Maria è per tutti noi il modello della più perfetta santità alla quale si può elevare una creatura in questa povera terra di esilio. Quante volte avrà letto e meditato nel suo cuore queste parole della Sacra Scrittura: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo » (Lv 19,2). Ciò che Dio ci dice qui è per tutti gli uomini e per tutti gli stati della vita, come si deduce dal contesto della frase: «Il Signore disse ancora a Mosè: “Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo”» ( L v 19,1-2)

Questo è il comandamento che ci obbliga a rispettare tutti gli altri comandamenti, perché trasgredire uno solo di essi è venir meno alla santità.

Il dovere di essere santi impegna tutti, anche coloro che non hanno fede. È chiaro che in questo caso, senza la virtù della fede, la santità sarà dettata solo dalla propria coscienza e priva del motivo soprannaturale, perché le mancherà la ragione fondamentale che valorizza tutta la vera santità: essere santo, perché Dio è santo. Essere santo per far cosa gradita a Dio, per somigliare a Dio, per fare la sua volontà, per far piacere a Dio e dimostrargli il nostro amore.

Come dicevo, coloro che non hanno la felicità di possedere il dono della fede sono ugualmente soggetti all’impegno di essere santi per un dettame della coscienza umana; per la stessa ragione, si dice che, anche senza avere conoscenza di Dio, tutti quelli che compiono la legge naturale si possono salvare. Così ci assicura l’apostolo san Paolo: « Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono. Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo » (Rm 2,14-16).

Per noi che abbiamo la felicità di possedere il dono della fede, ricevuto nel sacramento del Battesimo, il dovere di essere santi c’impegna a qualcosa di più: a rivestirci della vita soprannaturale, a dare a tutte le nostre azioni un carattere soprannaturale, cioè a essere santi perché Dio lo vuole e perché Dio è santo. Il suddetto dovere ci obbliga a vivere all’ombra della santità di Dio, ossia secondo la via che Dio ha tracciato per essere santi e stare con lui: « Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo » (Lv 11,44).

Egli stesso guida i nostri passi sulla via della santità: « lo sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro » (Gn 17,1). Camminare alla presenza di Dio significa rendersi conto che il suo sguardo aleggia su di noi e su tutto il nostro essere, come se questo fosse davanti allo specchio della luce di Dio. E così, rendendoci conto che Dio ci guarda, non oseremo offenderlo; piuttosto nascerà in noi la volontà di rispettare la sua legge per fargli cosa gradita, procurargli piacere, meritare i suoi favori e le sue grazie, e la volontà di santificarci per identificarci con lui. Sta qui per tutti la vera unione con Dio; ed è questa che ci santifica.

Le persone consacrate devono innalzarsi ad un livello più alto a causa della santità dello stato di vita che abbracciano. Con il distacco dalle cose della terra, si sono poste in un grado di particolare disponibilità per corrispondere all’azione della grazia di Dio in loro. Nel consegnarsi a Dio per amore, gli hanno offerto una volta per tutte il sacrificio di tutto e di se stesse. Ora, questo atto di per se stesso è capace di innalzare ad una vita di costante intimità con Dio e di perfetto amore, se da parte della persona consacrata c’è una dedizione piena, senza riserve né restrizioni.

In una simile dedizione, l’incontro con Dio diventa permanente e familiare. La persona si rapporta dunque con il Signore come con un amico o con un padre che trova sempre disponibile; gli comunica i suoi desideri, le sue aspirazioni, i suoi ideali e le sue difficoltà. È in questa intimità che Dio si dà alla persona e la santifica; e questa si rende conto della presenza di Dio in se stessa, sentendo Dio come il suo tempio e il luogo della sua dimora: perciò vi si rifugia in ogni momento e in ogni giorno della sua vita. E anche quando la presenza di Dio non si fa sentire, la persona s’immerge nel suo essere immenso e si abbandona tra le sue braccia di Padre; per la fede sa che egli l’ascolta e la conduce per le vie dove gli piace condurla. Unita a Cristo, offre a Dio il suo sacrificio, secondo la dottrina dell’apostolo, che mi piace tanto e che dice: « Per mezzo di lui dunque offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non scordatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché di tali sacrifici il Signore si compiace » (Eb 13,15-16).

Purtroppo dobbiamo confessare che sono poche le persone che raggiungono questo grado di intima unione con Dio. Anche nei conventi penetrano le tentazioni diaboliche che riescono a sviare le anime da quell’aspirazione unica e sublime che le aveva portate a staccarsi da tante cose. E dopo, il tentatore riesce a ossessionarle con tristi ambizioni di onori, di incarichi, di posti, a tal punto che, se non li occupano, sembra loro già di perdere il mondo! Ed è necessario metterle là… per dar loro sicurezza! Triste sicurezza quella delle catene dell’orgoglio, della vanità e del non so cos’altro, che sono la peste di Monasteri e Case religiose! E con esse il demonio ne inganna tanti! Lo dice anche il libro della « Imitazione di Cristo », e lo ripete santa Teresa di Gesù, ma a che serve?! Il demonio non disarma poiché è il campo del suo raccolto.

È per questo che Gesù Cristo ci raccomanda: « Colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti » (Mt 20,27-28). Le persone che sanno vincere le tentazioni s’immergono nell’essere immenso di Dio come in un oceano di grazia, di forza e di amore; penetrano i segreti divini con elevata chiarezza, e li capiscono anche se non possono comprenderli completamente. Dio si rivela a queste anime con sicura compiacenza e comunica loro la conoscenza di una parte di se stesso, secondo le capacità che dà ad ognuna per raggiungere l’essenza della sostanza divina.

L’anima si identifica allora con la santità di Dio, nella misura in cui si dedica ad essa con generosità, e Dio la prende con sé e l’arricchisce dei suoi doni. È qui che la persona si nobilita con la virtù di Dio, come ci dice l’apostolo san Paolo: «Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato » ( 1 Cor 2,9-12). E Gesù Cristo ci dice lo stesso, ma presentando se stesso come rivelatore: « Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare » (Mt 11,26-27).

Dio si comunica e si rivela a chi vuole, ma tale comunicazione esige la fedele corrispondenza da parte di chi la riceve. L’azione di Dio non distrugge la natura umana, piuttosto la perfeziona e la rende degna; non sottrae la persona al sentimento umano naturale, morale e fisico, perché è con esso che si deve santificare, a somiglianza di Cristo, che ha sofferto e sopportato per amore del Padre; non la rende immune dalla tentazione sia dell’orgoglio che del demonio, della carne o del mondo, perché si deve santificare nella lotta, vincendo con l’aiuto della grazia sull’esempio di Gesù Cristo che, pur essendo il santo dei santi, è stato ugualmente tentato. Le dure prove alle quali a volte queste anime sono sottoposte, possono sconvolgerle e farle persino indietreggiare, perché Dio non le ha rese immuni dalla debolezza umana; particolarmente dure sono le prove che nascono dall’ingiustizia, dall’errore o dalla mancanza di verità. Ma chi impone sacrifici ne porta la responsabilità.

Tuttavia è in mezzo a tutte queste tribolazioni che la persona – se persevera nella lotta e vince – si santifica e diventa per Dio una vera lode di gloria, come dice l’apostolo: « Perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce» (Col 1,10-12).

Qualunque siano i favori concessi da Dio a un’anima, egli non la spoglia dei doni comuni concessi a tutta l’umanità: la volontà, la libertà, il sentimento e la propria personalità, con gli stessi diritti e le stesse responsabilità. Dio ha dato questi doni a tutti equamente, affinché il libero uso che ne facciamo ci santifichi e ci renda degni di una ricompensa eterna. Per questo Dio rispetta in noi il suo dono e anche noi abbiamo il dovere di rispettarlo nel nostro prossimo. Così ognuno è responsabile e risponde a Dio di se stesso.

Spogliare chiunque di uno qualsiasi di questi doni significa costringerlo a vivere come piace ad altri, significa commettere un’ingiustizia e rendersi responsabile delle mancanze o dei peccati che la persona forzata può per tale ragione commettere. Da parte sua la persona umiliata, se sopporta e soffre con pazienza e per amore di Dio, si santifica e merita una ricompensa: « Perché gli occhi del Signore sono sopra i giusti e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere; ma il volto del Signore è contro coloro che fanno il male »(1 Pt 3,12).

Così, scelti da Dio per la santità, cerchiamo di corrispondere a tale chiamata con il meglio di noi stessi per la crescita personale e per il profitto comune. Così ce lo raccomanda san Paolo: « Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento; chi l’esortazione, all’esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia » (Rm 12,4-8) .

È così che, per il buon uso che facciamo dei doni che Dio ci ha concesso, s’innalza la nostra santità nell’amore che dobbiamo a Dio e al prossimo, ci purifichiamo e ci rendiamo degni della vita eterna. Perché l’amore è il vincolo di ogni vera santità, come ci dice la sublime aquila del Nuovo Testamento: « Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede » (1 Gv 5,2-4).

Ma, può darsi che a qualcuno sorga la domanda: perché dobbiamo essere santi?

La risposta ce la dà l’apostolo san Paolo con queste meravigliose parole: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria » (Ef 1,3-14).

Per questo siamo stati scelti e dobbiamo essere santi: per essere la lode della gloria di Dio e partecipare a questa stessa gloria che da lui abbiamo ricevuto come grazia.

Ave Maria!