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Gli appelli del messaggio di Fatima

Per  una maggiore comprensione del messaggio che “Nostra Signora del Rosario” ci ha dato a Fatima, affidandolo ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta, ogni sabato, escluso il primo sabato del mese, leggiamo e riflettiamo su  alcuni stralci dell’opera “ Gli Appelli  del messaggio di Fatima”  scritto da Suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato ( nome assunto da religiosa da Lucia dos Santos, pastorella di Fatima).

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Appello alla perfezione della vita cristiana

Diciassettesimo appello del Messaggio (Parte 1° di 4)

Nella seconda manifestazione Nostro Signore si è mostrato come Uomo perfetto e Nostra Signora come la Signora dei Dolori.

Cosa significa questa apparizione? Con certezza assoluta, non lo so. Ma dico cosa penso e cosa mi ha fatto comprendere Dio meditando su questi avvenimenti. Può essere che la santa Chiesa le dia un altro senso o interpretazione; se è così, io sarò pienamente d’accordo. Presentando dunque il mio umile parere, dico che questa apparizione è un appello alla pratica della vita cristiana, così come l’hanno vissuta Gesù Cristo e sua Madre sulla terra e ci hanno insegnato a seguire i loro passi con l’esempio e la dottrina.

Gesù è venuto al mondo non solo come Redentore, ma anche come Maestro per insegnarci la via che dobbiamo seguire per arrivare al Padre: « lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre » (Gv 14,6-7). Ora, questa via e questa vita richiedono la conoscenza di Dio e di suo Figlio, che egli ha inviato al mondo come Maestro e Salvatore. Per questo Cristo ha detto: « Se conoscete me, conoscerete anche il Padre. (…) Chi ha visto me ha visto il Padre. (…) Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse » (Gv 14,7-11).

Come prova della sua divinità, Gesù Cristo ci ha lasciato le opere che ha realizzato e che l’attestano. Faremo perciò un breve studio di queste opere poiché esse ci confermano nella certezza che egli è veramente il nostro Maestro, la guida dei nostri passi e l’esempio che dobbiamo imitare.

Gesù è vissuto nel mondo come un uomo perfetto che in tutto ha compiuto la volontà del Padre. Sono parole sue: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno » (Gv 6,37-40). Così, il motivo per il quale Gesù è venuto al mondo è stato questo: fare la volontà del Padre.

E la volontà che Gesù deve compiere è quella di non perdere nessuno di quelli che il Padre gli ha affidato, ma di salvarli e resuscitarli l’ultimo giorno. Ma questa risurrezione richiede la nostra cooperazione, ossia la fede: « Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Esige dunque la nostra fede; bisogna credere nel Figlio affinché egli ci risusciti l’ultimo giorno. Il primo passo della nostra vita cristiana è vivere la vita della fede; credere al Figlio e al Padre che l’ha inviato, credere nella sua Parola e seguirla. È proprio a questo che Gesù ci spinge: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero » (Mt 11,28-30).

Quando già si avvicinava l’ora di dare la sua vita per la nostra redenzione, Gesù, durante l’ultima cena con gli apostoli, volle fornire un’altra prova del suo amore e della sua profonda umiltà. Rispettando una tradizione dei Giudei di quel tempo – un giorno, egli stesso aveva fatto notare una mancanza verso la sua persona: «Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi» (Lc 7,44) -, il Signore personalmente, contro il costume e le norme dell’epoca, prese un catino con l’acqua e lavò i piedi ai suoi discepoli, asciugandoli poi con l’asciugamano che portava alla cintura. Quando finì questo servizio, si sedette nuovamente a tavola e disse loro: «Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi » (Gv 13,13-15). La base fondamentale della nostra fede è l’umiltà; Cristo la insegna dandoci l’esempio.

Il Vangelo ci racconta che Gesù, ancora adolescente, dopo essere andato con i suoi genitori al tempio per pregare, tornò con loro nella sua casa di Nazaret « ed era loro sottomesso »(Lc 2,51). Così passò i primi trenta anni della sua vita: là giunse bambino, passò la sua giovinezza e si fece uomo perfetto. Come fanciullo sottomesso ai suoi genitori o giovane apprendista che si prepara per la vita. « Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini » (Lc 2,52).

In questo passo vediamo che Gesù aveva studiato e dava prove del progresso della sua sapienza davanti agli uomini, nonostante che i Giudei avessero detto che egli non aveva frequentato le scuole. La scena ebbe luogo nel tempio di Gerusalemme, quando il maestro « vi insegnava. I Giudei ne erano stupiti e dicevano: “Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?”. Gesù rispose: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” » (Gv 7,15-16).

Queste parole finali, oltre al mistero che esprimono della comunione trinitaria tra il Padre e il Figlio, ci permettono ancora di dire che non è solo nelle scuole che si studia e si impara; ma ogni famiglia dev’essere una scuola dove i suoi membri sono istruiti nella conoscenza della vita naturale e soprannaturale, contando sull’aiuto e la grazia di Dio. Più di una volta Gesù afferma che il Padre del cielo è stato il suo maestro: « Il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me» (Gv 12,49-50).

Gesù Cristo ha appreso dal Padre ciò che doveva insegnarci, e così ha fatto: « Colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui. (…) Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che lo Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite » (Gv 8,26-29). Poiché ogni padre di famiglia è il rappresentante di Dio presso i suoi figli, egli dev’essere anche, a somiglianza di Dio, il maestro dei figli; ma per questo è necessario che abbia la preparazione richiesta per la conoscenza delle cose naturali e soprannaturali.

Gesù Cristo è stato anche nostro modello come lavoratore. È un operaio che, compiendo la legge del lavoro, guadagna il pane col sudore della sua fronte, come fu ordinato da Dio ad ogni creatura umana: « con dolore ne (dalla terra) trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. (…) Con il sudore del tuo volto mangerai il pane » (Gn 3,17-19). Umile lavoratore, Gesù era considerato figlio di un carpentiere; così aveva detto la gente di Nazaret quando lo aveva visto insegnare nella loro sinagoga: « Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere?» (Mt 13,54-55). È un operaio che umilmente lavora nell’officina di suo padre; un giovane modesto, sottomesso e condiscendente con il parere e gli ordini dei suoi genitori.

Quella era una casa dove c’era gioia, pace e felicità, perché c’era lo spirito soprannaturale: uniti, padre e figlio, pregavano, lavoravano, si rispettavano e si amavano. Per questo là Dio era di casa: era con loro e li favoriva con la sua grazia, la sua benedizione e il suo paterno aiuto. Ricordiamo le parole dell’angelo a Maria: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te » (Lc 1,28). ……..