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Gli Appelli del Messaggio di Fatima

Per  una maggiore comprensione del messaggio che “Nostra Signora del Rosario” ci ha dato a Fatima, affidandolo ai tre Pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta, ogni sabato, escluso il primo sabato del mese, leggiamo e riflettiamo su  alcuni stralci dell’opera “ Gli Appelli  del messaggio di Fatima”  scritto da Suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato ( nome assunto da religiosa da Lucia dos Santos, pastorella di Fatima).

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Appello all‘apostolato

Tredicesimo appello del Messaggio: « Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, poiché molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi si sacrifichi per loro » (Nostra Signora, 19 agosto 1917) – (Parte 1° di 2)

In questo passo, il Messaggio ci chiede l’apostolato presso i nostri fratelli. L’apostolato è la continuazione della missione di Cristo sulla terra; dobbiamo essere cooperatori di Cristo nella sua opera di redenzione, nella salvezza delle anime. Esiste l’apostolato della preghiera, sul quale deve basarsi tutto il restante apostolato per essere efficace e fecondo; c’è l’apostolato del sacrificio: o di coloro che si immolano, rinunciando a se stessi, per il bene dei loro fratelli, e abbiamo l’apostolato della carità, che è la vita di Cristo riprodotta in noi quando ci consegniamo a Dio per il servizio del prossimo.

Quindi, in primo luogo abbiamo l’apostolato della preghiera.

Pregare in unione con Cristo per la salvezza dei nostri fratelli. Gesù Cristo continua ad essere in preghiera sulla terra nel sacramento dell’altare, dove si offre costantemente al Padre come ostia di propiziazione per la salvezza degli uomini. E per la nostra unione con Cristo nell’Eucaristia che la nostra preghiera si innalza fino a Dio per la salvezza dei nostri fratelli.

Poco prima di consegnarsi alla morte, Gesù Cristo disse ai suoi discepoli: « Rimanete in me e io in voi. (…); perché senza di me non potete far nulla » (Go 15,4.5). Queste parole significano che è attraverso la preghiera che il nostro apostolato deve dare frutto: senza di essa non possiamo fare nulla! Nella sua preghiera al Padre Gesù disse: « Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me: perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv 17,20-21). Il Signore insiste sulla nostra unione con lui, affinché il nostro apostolato dia frutto e il mondo creda che egli è stato inviato dal Padre. E tale insistenza e l’espressione dell’ansia salvifica che trasborda dal suo cuore divino: ansia perché restiamo uniti tra noi e con lui, affinché la sua opera redentrice dia frutto a favore dei nostri fratelli: « Prego (…) per quelli che per la loro parola crederanno in me ». E Gesù conclude la preghiera sacerdotale chiedendo al Padre, per noi, la grazia di condividere la sua stessa vita: « Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io. (…) E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro » (Go 17,24-26). L’amore è il legame della nostra unione con Cristo; esso valorizza la nostra preghiera e la rende feconda per la salvezza dei nostri fratelli.

Questo è il primo passo del nostro apostolato e la condizione necessaria affinché esso dia frutto: la nostra unione con Cristo attraverso la preghiera. Sia la preghiera vocale che ci fa incontrare con Cristo, sia la preghiera del sacrificio con la quale ci immoliamo con Cristo, sia la preghiera dell’amore che rappresenta il nostro consegnarci al Padre assieme a Cristo per la conversione dei nostri fratelli.

Gesù Cristo ci ha dato l’esempio. Prima di cominciare l’apostolato nella sua vita pubblica si è ritirato nel deserto per pregare e fare penitenza e digiunare per quaranta giorni: « Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni ( ). Non mangiò nulla in quei giorni » (Lc 4,1-2).

E spesso, osservano gli evangelisti, Gesù lasciava il brusio delle folle che lo seguivano e si ritirava per pregare in solitudine.

In una di queste occasioni, tornando presso i suoi discepoli, li trovò impotenti a liberare un indemoniato. E quando più tardi in casa vollero sapere il motivo per cui non riuscivano a scacciare quel demonio, il Signore rispose loro: « Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera » (Mc 9,29).

Questa specie testarda di demoni mi fa ricordare le tentazioni della superbia che sono le più gravi e difficili da combattere in noi stessi e nel prossimo, perché accecano e non lasciano vedere il precipizio verso il quale si sta precipitando. Come dice il Signore, qui si richiede la preghiera e la penitenza perché solo attraverso di esse ritroveremo la virtù dell’umiltà che ci porta a chiedere a Dio la sua forza e la sua grazia.

Quando sul popolo di Israele pendeva una sentenza di sterminio per aver offeso Dio con il peccato dell’idolatria, Mosè sali sulla montagna per incontrarsi con il Signore e implorare il perdono per il suo popolo. Dio prestò attenzione alla sua preghiera e risparmiò il suo popolo, limitando il castigo ai colpevoli: «Cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me. Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto. Ecco il mio angelo ti precederà» (Es 32,33-34).

Qui vediamo il Signore, sempre buono e misericordioso, che coopera con coloro che lavorano in unione con lui; è un modello dell’apostolato che ha come base la preghiera e che parte dal contatto diretto con Dio. Mosè è l’apostolo del popolo di Israele, ma prima di dare al popolo le sue direttive parla con Dio e da Dio riceve ciò che deve trasmettere al suo popolo. Perciò Dio lo aiuta promettendogli di inviare un angelo che lo precederà.

Senza questa vita di preghiera e di contatto con Dio, tutto l’apostolato è nullo, perché è Dio che deve dare efficacia al nostro lavoro, alle nostre parole e ai nostri sforzi. Perciò il Messaggio dice:

«Pregate e sacrificatevi », affinché con le vostre preghiere, le vostre parole, i vostri esempi, i vostri sacrifici, il vostro lavoro e la vostra carità possiate riuscire ad aiutare i vostri fratelli ad alzarsi se sono caduti, a tornare sul retto cammino se l’hanno smarrito, ad avvicinarsi a Dio se ne sono lontani; affinché possiate riuscire a vincere le difficoltà, i pericoli e le tentazioni che vi circondano, seducono e trascinano. Tanti fratelli molte volte cadono vinti perché non trovano accanto a sé chi preghi e si sacrifichi per loro, dando loro la mano e aiutandoli a proseguire su un cammino migliore. ……..