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23 marzo 2023 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 5,31-47

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 5, 31-47

L’intensa pagina del Vangelo di oggi risponde a una domanda: chi dice che Gesù è veramente ciò che dice di essere? Chi ce ne dà garanzia?

Gesù risponde con le parole del Vangelo che Giovanni riporta e che in sintesi suonano un po’ in questo modo: basta aprire gli occhi e tutto è evidente.

Ma il nostro vero problema è esattamente questo: la semplicità. Solo le persone capaci di semplicità sanno aprire gli occhi e accorgersi delle cose. Chi ha il cuore semplice chiama le cose con il proprio nome. Gli altri, invece, i complessati complicano tutto attraverso pensieri, interpretazioni, ragionamenti, e si perdono la cosa che conta di più: la nuda e cruda realtà.

Questo è il motivo per cui Gesù cita Giovanni Battista:

“Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce”.

Tutti, all’epoca di Gesù, erano affascinati da Giovanni, anche chi lo criticava. Ma Gesù dice: a che cosa serve ammirare un segnale stradale se poi non si prende sul serio ciò che questo segnale indica? Come si può dire di ammirare Giovanni se poi non si prende sul serio l’evidente fatto che è lo stesso Giovanni a indicare in Gesù il compimento di tutte le attese?

Ma riportando il medesimo meccanismo nella vita di ogni giorno, il Vangelo di oggi ci interroga seriamente se siamo semplici o complessati.

“Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?”.

In fondo Gesù ha ragione: ci sembra che conti di più il consenso che scoprire davvero la verità. Vogliamo essere approvati dagli altri più che chiederci se effettivamente stiamo facendo la cosa giusta.

Ma chi vive così può mai veramente capire il messaggio di Gesù? Può mai veramente dire di averlo conosciuto? Il problema non è capire chi ci assicura che Gesù dice il vero, ma chi ci assicura se noi siamo capaci di accorgercene.

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Santo del giorno: San Turibio di Mogrovejo, vescovo di Lima.