///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,20-26
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Lc 6, 20-26
«Alzati gli occhi verso i suoi discepoli». È con questo gesto che Luca introduce le Beatitudini.
Forse dovremmo fermarci proprio qui: che cosa vede Gesù quando guarda ciascuno di noi? Vede poveri, persone che soffrono, uomini e donne fragili che ogni mattina tentano di ricominciare. Vede chi ha fame non soltanto di pane, ma di amore, di senso, di giustizia. Vede chi piange e magari deve nascondere le proprie lacrime perché la vita gli chiede comunque di andare avanti. Ma vede anche chi pensa di bastare a se stesso, chi si sente ormai sazio, chi ha organizzato la propria esistenza in modo da non avere più bisogno di nessuno, nemmeno di Dio.
Gesù chiama beato chi normalmente noi considereremmo sfortunato e pronuncia parole severe su chi, invece, secondo la logica del mondo sembrerebbe avercela fatta. Ma Gesù non sta dicendo che la povertà, la fame o il pianto siano cose buone.
Sta dicendo qualcosa di diverso: proprio quando sperimentiamo una mancanza possiamo ancora desiderare, attendere, cercare, lasciarci raggiungere. Il vero pericolo comincia quando non aspettiamo più nulla perché pensiamo di avere già tutto.
La sazietà di cui parla il Vangelo può diventare una terribile forma di chiusura. È la condizione di chi non sente più il bisogno degli altri, non si lascia più mettere in discussione, non desidera più cambiare. È una vita apparentemente piena ma interiormente ripiegata su se stessa. Oggi Gesù guardando noi cosa vede realmente? Un beato o un guaio?
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Santo del giorno: San Pietro Claver – Sacerdote