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9 Aprile 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 24,35-48

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Lc 24, 35-48

Anche noi, a volte, abbiamo la sensazione che Gesù sia come un fantasma, qualcosa di evanescente, di poco concreto, quasi non affidabile. Ci attraversa il dubbio che la fede sia un’illusione, una costruzione consolatoria più che una realtà. Il Vangelo di oggi risponde esattamente a questa paura, attraverso l’apparizione del Risorto ai discepoli. Anche loro, vedendolo, pensano di avere davanti un fantasma.

Sono spaventati, disorientati. Non riescono a credere a ciò che vedono. Ed è proprio lì che Gesù interviene con una concretezza disarmante:

«Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».

E addirittura mangia davanti a loro. Non lascia spazio all’ambiguità. La fede cristiana non è un’idea vaga, né un’emozione passeggera. È un fatto. È l’incontro con una presenza reale. Gesù non si presenta come un simbolo, ma come qualcuno che si può riconoscere, incontrare, sperimentare. Per questo dovremmo porci una domanda seria: la nostra fede è ancora un fatto oppure è diventata soltanto un’emozione?

Perché ciò che è solo emotivo cambia, si spegne, dipende dalle circostanze. Ciò che è reale, invece, resiste. Il Risorto non elimina immediatamente i dubbi dei discepoli, ma li educa con la sua presenza. E li conduce, passo dopo passo, a una fede più solida, meno fragile, più ancorata alla realtà. Forse anche noi abbiamo bisogno di questo passaggio: uscire da una fede vaga, indefinita, per entrare in una relazione concreta con Cristo. Perché solo una fede che poggia su un incontro reale può reggere nel tempo e nelle prove.

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Santo del giorno: San Demetrio di Tessalonica – Martire