///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,34-44
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mc 6, 34-44
“Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”.
Ciò che precede il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è questa annotazione che fa il Vangelo. Gesù non fa miracoli per stupire, ma la radice profonda di alcuni segni è tutta nascosta nella sua compassione. È probabilmente la stessa che prova davanti a noi che siamo nelle stesse condizioni della folla del Vangelo.
Quante volte infatti viviamo la nostra vita come se fossimo soli al mondo, come se non avessimo nessuno capace di poterci dare una direzione, una parola buona, un incoraggiamento, un insegnamento. Se qualcuno dovesse domandarci, qual è il senso vero della Chiesa, esso è tutto nascosto nella compassione di Gesù.
La Chiesa dovrebbe essere il prolungamento di questa compassione, il segno visibile di un Dio che si fa vicino, che si fa uomo, che prende sul serio la vita reale della gente, e fa qualcosa per loro. E in questo fare qualcosa non c’è semplicemente un commercio di parole, ma un dare una risposta concreta, esattamente come concreto è il pane e il pesce che Gesù moltiplica per sfamare questa gente. Il problema non è il sensazionale di questo miracolo, ma ciò che di simbolico è nascosto in esso.
Il Vangelo sembra volerci dire oggi che la fede non serve semplicemente a nutrire una parte astratta di noi, ma a darci ciò che di più essenziale abbiamo bisogno per poter vivere la nostra vita. La fede è concretezza non vuotezza. Molti sono convinti che la spiritualità è qualcosa che si oppone alla realtà, ma Gesù insegna esattamente il contrario: non c’è niente di più concreto dello spirituale, perché quando esso è vero, non si volta mai dall’altro lato davanti ai bisogni concreti della vita delle persone.
Gesù non vende sogni, ma dà ad ogni uomo ed ogni donna la concretezza di una vita di cui essi hanno bisogno. Per questo mi fa sorridere chi dice “non ho tempo per la fede”, perché per un cristiano questa cosa suonerebbe un po’ così: “non ho tempo per vivere”.
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Santo del giorno: Sant’Apollinare – Vescovo