///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mt 17, 1-9
La Trasfigurazione del Signore è uno di quei momenti del Vangelo che non dovremmo mai dimenticare. Gesù conduce con sé Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte e dona loro un’esperienza così intensa da imprimersi per sempre nella loro memoria. Non è un premio, è una preparazione. Quella luce li sosterrà quando arriverà il tempo del buio.
Anche nella nostra vita il Signore ci dona delle trasfigurazioni. Non sempre sono eventi straordinari. Molto spesso sono frammenti di luce disseminati lungo il cammino. Un incontro che ci cambia il cuore, una parola ascoltata nel momento giusto, il volto di una persona amata, un luogo, un profumo, una musica, un’esperienza, un gesto. Sono momenti in cui, quasi senza accorgercene, Dio ci lascia intravedere qualcosa della sua presenza. Spesso non comprendiamo subito il valore di questi doni. Ce ne rendiamo conto soltanto quando arriva il tempo della prova.
Allora scopriamo che quella luce custodita nella memoria diventa una forza capace di impedirci di cedere alla disperazione. È come una riserva di speranza che il Signore ha depositato nel nostro cuore molto tempo prima che ne avessimo bisogno. La fede vive anche di memoria. Non soltanto del ricordo di ciò che abbiamo vissuto, ma della certezza che Dio è già passato nella nostra storia e continuerà a esserci.
Per questo, nei momenti più bui, è importante tornare con il cuore a quelle esperienze in cui abbiamo percepito con chiarezza il suo amore. Non è vivere di nostalgia, ma ritrovare il coraggio di affrontare il presente. Chi custodisce quella luce nel cuore scopre, anche nelle notti più oscure, che le tenebre non avranno mai l’ultima parola.
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Santo del giorno: Trasfigurazione del Signore – Gesù rivela ai tre discepoli diletti il Corpo del Vero Uomo