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31 dicembre 2025 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 1,1-18

“In principio era il Verbo.” Giovanni non comincia dal presepe, ma dall’eternità. Come a dirci: prima ancora delle nostre storie complicate, delle nostre cadute, dei nostri tentativi riusciti o falliti, c’era già un senso che ci aspettava. La nostra vita non nasce dal caso, ma da una Parola. E questo cambia tutto.

Il 31 dicembre è il giorno in cui guardiamo indietro. Facciamo conti, bilanci, elenchi mentali di ciò che è andato bene e di ciò che avremmo voluto diverso. Ma il Vangelo oggi ci sposta lo sguardo: non ci chiede di partire da ciò che abbiamo fatto, ma da ciò che Dio ha fatto per noi. E ciò che ha fatto è semplice e sconvolgente: si è fatto carne. È entrato dentro il tempo, dentro la nostra confusione, dentro le nostre ferite. Non per aggiustarle dall’esterno, ma per abitarle dall’interno.

Noi lo abbiamo visto, lo abbiamo toccato.” La fede non è una teoria che spiega tutto, è una presenza che accompagna tutto. Non toglie il buio, ma ci ricorda che le tenebre non hanno potuto vincere la luce. Non dice che le tenebre non esistono, ma che non hanno l’ultima parola. E questo è decisivo proprio a fine anno. Perché se guardiamo solo a quello che non è andato, rischiamo di sentirci sconfitti. Se guardiamo solo a quello che è andato bene, rischiamo di illuderci. Ma se guardiamo a Cristo, scopriamo che ogni cosa può essere abitata da Lui, anche ciò che non capiamo, anche ciò che ci pesa ancora sul cuore.

Veniva nel mondo la luce vera.” Non una luce che acceca, ma una luce che orienta. Non una luce che giudica, ma che rivela. Rivela che non siamo soli. Che la nostra vita, anche con tutte le sue contraddizioni, è un luogo in cui Dio ha deciso di stare.

Forse questo Vangelo ci chiede solo una cosa mentre l’anno finisce: smettere di misurare la vita solo in base ai risultati, e iniziare a leggerla come un luogo di eternità. E questo significa che non tutto è stato come volevamo, ma tutto può diventare luogo di grazia. Perché all’inizio non c’è il nostro sforzo. All’inizio c’è una Parola che ci ama. E questa Parola non smette di venire a cercarci. Anche oggi. Anche domani. Anche nel nuovo anno che inizia. Anche sempre.

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Santo del giorno: San Silvestro I – Papa