///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mc 4, 26-34
Due immagini Gesù usa nel Vangelo di oggi per spiegarci il regno di Dio. La prima immagine è un semplice seme gettato a terra che un contadino getta e che poi, in una maniera anche a lui misteriosa e sconosciuta, vede germogliare e diventare prima stelo, poi spiga, poi chicco pieno nella spiga, dice Gesù. Nel sottolineare questo aspetto, Gesù vuole dirci che, molto spesso, la vita spirituale non coincide esattamente con tutti i nostri ragionamenti. Anzi, ci sono dei momenti in cui la grazia di Dio agisce dentro di noi in maniera a noi sconosciuta e inaspettata.
Infatti, molto spesso riusciamo a superare alcune situazioni della nostra vita, alcuni blocchi e certe cose che fino a un istante prima ci sembravano un vicolo cieco, solo per una misteriosa opera della grazia di Dio, che da un momento all’altro ci ottiene quello che per anni non siamo riusciti a darci da soli. È una parola carica di speranza sapere che la grazia di Dio non agisce soltanto grazie a noi, ma a volte anche e soprattutto nonostante noi e le nostre resistenze.
Allora, non bisogna scoraggiarsi se ci si ritrova quasi sempre allo stesso punto. Bisogna avere fedeltà, sapendo che quella fedeltà a un certo punto ci farà ritrovare dall’altra parte del muro, senza che noi stessi sappiamo come abbiamo fatto. La seconda immagine che usa Gesù è quella di paragonare il regno di Dio a un granellino di senapa:
“quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.
Anche questa è una parola carica di speranza perché Gesù ci sta dicendo che il vero motore della vita spirituale non è fare cose grandi ed eroiche, ma essere capaci quotidianamente di piccoli gesti, sapendo che quelle piccole cose vissute con fedeltà e fiducia possono rendere la nostra vita affidabile e diversa. Dovremmo domandarci allora se abbiamo la pazienza del contadino e se nella nostra vita abbiamo la fedeltà a delle piccole cose quotidiane che hanno il potere di stravolgere la nostra esistenza un po’ alla volta.
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Santo del giorno: Santa Martina – Martire