///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 10,31-42
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Gv 10, 31-42
Il clima è tesissimo nel Vangelo di Giovanni di oggi, e il racconto lo restituisce con grande chiarezza. Più volte Gesù rischia di essere ucciso, perché ciò che dice diventa ormai insopportabile per i dottori della Legge, per coloro che si considerano custodi del sacro e interpreti autorevoli della Scrittura. Eppure Gesù non parla contro la Scrittura, ma a partire dalla Scrittura. Richiama la Legge e i Profeti per mostrare che tutto conduce a Lui.
Il problema, allora, non è la mancanza di riferimenti, ma la chiusura del cuore. Non vogliono mettersi in discussione. Non accettano che quell’uomo, che di lì a poco sarà appeso a una croce, possa essere davvero il Figlio di Dio. In mezzo a questo clima di tensione, c’è una frase che tutte le volte che leggo a me colpisce profondamente:
«Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
Giovanni Battista non ha fatto miracoli eclatanti, non ha lasciato gesti straordinari. Eppure la sua grandezza sta tutta lì: ha detto la verità su Gesù. Ha saputo indicarlo, riconoscerlo, testimoniarlo. Il vero miracolo di Giovanni non è stato qualcosa di visibile, ma la fedeltà alla verità. E forse è proprio questo il cuore della vocazione cristiana: non fare cose straordinarie, ma essere veri. Dire con la vita ciò che si crede, testimoniare con autenticità ciò che si ama.
Se un giorno qualcuno dovesse ricordarsi di noi, la cosa più grande che si potrebbe dire è proprio questa: che abbiamo detto la verità su Cristo, che non abbiamo tradito ciò che abbiamo riconosciuto come vero. È una prospettiva che ridimensiona tante ambizioni spirituali. Non siamo chiamati a stupire, ma a essere fedeli. Non a cercare il sensazionale, ma a vivere nella verità. E questa verità non è un’idea astratta: è una relazione. È Cristo stesso. Per questo parlare con verità di Lui significa, prima di tutto, lasciarsi coinvolgere dalla sua presenza, fino al punto che la nostra vita diventi, anche senza clamore, una testimonianza credibile.
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Santo del giorno: San Ruperto – Vescovo