///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,17-22
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mt 10,17-22
Il giorno dopo Natale la liturgia ci conduce bruscamente dalla dolcezza della grotta al sangue del martirio di Stefano. Sembra un contrasto violento, eppure è proprio qui che il Vangelo diventa vero.
La Chiesa ci ricorda che il Bambino nato nella notte non è venuto per decorare la nostra vita, ma per darle una direzione. E Stefanо è il primo a mostrarci dove conduce questa direzione: all’amore vissuto fino alla fine.
“Vi consegneranno… sarete odiati…” dice Gesù nella pagina del vangelo di oggi. Sono parole che, accostate al Natale, sembrano stonare. Ma Stefano ci mostra che non c’è stonatura: la luce che ieri abbiamo contemplato nella mangiatoia oggi la vediamo brillare in un uomo che, mentre viene ucciso, riesce ancora ad amare.
Il Natale senza Stefano rischia di ridursi a un’emozione; Stefano senza Natale diventerebbe follia. Insieme ci dicono che Dio si è fatto uomo per renderci capaci di una misura nuova. Stefano non è un eroe, è un martire. È lo Spirito che gli dà parole, come Gesù aveva promesso. E gli viene dato non solo cosa dire, ma come amare. Nel momento in cui viene rifiutato, Stefano non risponde con il rancore, ma con il perdono.
È la logica del Natale portata alle estreme conseguenze: la logica di un Dio che salva non distruggendo i suoi nemici, ma trasformandoli. Il Natale ci riempie gli occhi di luce; Stefano ci mostra che questa luce chiede di essere scelta, custodita, imitata.
La perseveranza di cui parla il Vangelo non è un eroismo stoico, ma una fiducia radicale: credere che l’Amore è più forte del male, anche quando sembra perdere. Come Stefano dobbiamo accorgerci che la salvezza non sta nel vincere le battaglie esterne, ma nel non lasciarsi togliere il cuore. Il Natale comincia a diventare reale quando capiamo che la luce che adoriamo nella grotta è la stessa che deve brillare nella nostra vita, soprattutto nei momenti in cui sarebbe più facile spegnerla. Una luce così non te la possono togliere nemmeno se ti ammazzano.
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Santo del giorno: Santo Stefano – Primo martire