///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,21-29
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infattiva loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mt 7, 21-29
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli».
Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi sono tanto semplici quanto decisive. Ci ricordano che la fede autentica non si misura dalle parole che pronunciamo, ma dalla vita che conduciamo.
Si può parlare molto di Dio senza lasciarsi realmente cambiare da Lui. Si può perfino conoscere il Vangelo senza permettere al Vangelo di diventare carne nella propria esistenza. Gesù non svaluta le parole. Anche la preghiera, la predicazione e la professione della fede hanno la loro importanza. Ma ci mette in guardia da una religiosità che si ferma alle dichiarazioni e non arriva mai alle scelte concrete. La fede cristiana non è un’idea da condividere, ma una vita da vivere. Per questo il criterio decisivo è la volontà del Padre.
Non una perfezione irraggiungibile, non il successo spirituale, ma il sincero desiderio di tradurre il Vangelo in gesti concreti. Il Signore non ci chiede di riuscire sempre, ma di non smettere mai di provarci. Ciò che conta non è l’assenza di fragilità, ma la fedeltà nel ricominciare ogni volta. La stabilità della vita cristiana non nasce dunque da una forza straordinaria, ma dal quotidiano tentativo di mettere in pratica ciò che crediamo vero. È nella fedeltà delle piccole scelte, molto più che nei grandi discorsi, che si manifesta la realtà della nostra fede. Allora coraggio! Proviamoci anche oggi.
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Santo del giorno: San Guglielmo da Vercelli – Abate