Categories: Vangelo e santo del giorno

24 Luglio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,18-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Parola del Signore.

*******************

Commento al Vangelo Mt 13, 18-23

La memoria di san Charbel, che la Chiesa oggi celebra, sembra offrirci una chiave straordinaria per comprendere la pagina del Vangelo di Matteo. Gesù racconta la parabola del seminatore e dice:

«Tutte le volte che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore».

Il problema, dunque, non è soltanto ascoltare. Il problema è custodire ciò che abbiamo ascoltato. San Charbel ha trascorso la sua esistenza nella preghiera, fino a diventare egli stesso un uomo fatto preghiera.

Ma pregare non significa semplicemente moltiplicare parole o pratiche religiose. La preghiera è soprattutto attenzione. È vivere con il cuore abbastanza desto da non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che viene da Dio. Molte volte Dio semina qualcosa nella nostra vita attraverso una parola, un incontro, un’intuizione, una circostanza. Ma noi siamo così distratti che quella grazia non riesce a mettere radici. Ascoltiamo e subito dimentichiamo. Riceviamo un’intuizione e subito torniamo alle nostre vecchie abitudini. Ci accorgiamo di una presenza e subito veniamo risucchiati da mille altre cose.

La grande lezione di san Charbel è proprio questa: per portare frutto bisogna imparare a custodire. La sua solitudine, il suo silenzio, la sua vita nascosta non erano una fuga dal mondo, ma il tentativo radicale di fare spazio a Dio e di non perdere nulla di ciò che Dio gli affidava. La preghiera, allora, è il terreno buono del Vangelo. È quella disposizione interiore che accoglie la Parola, la custodisce e le permette lentamente di trasformare la vita. Non sempre abbiamo bisogno che Dio ci dica qualcosa di nuovo. Molto spesso abbiamo bisogno di prendere sul serio ciò che ci ha già detto. In fondo, pregare significa tenere fisso lo sguardo su Qualcuno che ci ama. E quando lo sguardo rimane fisso su di Lui, anche ciò che sembrava impossibile comincia a diventare possibile.

_____________________________________________

Santo del giorno: San Charbel (Giuseppe) Makhluf – Sacerdote