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23 Marzo 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 8, 1-11

La famosa pagina del Vangelo di Giovanni, narrata nel brano di oggi, ci racconta l’episodio della donna sorpresa in adulterio. La situazione è chiara e drammatica: la legge di Mosè prevede la lapidazione. Quella donna, secondo la legge, deve morire. La domanda che viene posta a Gesù è una trappola. Se dicesse di non ucciderla, sembrerebbe smentire la legge e banalizzare il valore della fedeltà. Se invece approvasse la lapidazione, contraddirebbe tutta la sua predicazione sulla misericordia. È un vicolo apparentemente senza uscita.

Eppure Gesù non cade nella trappola. Non nega la legge, ma la porta alla sua verità più profonda. Invita coloro che hanno in mano le pietre a guardarsi dentro:

«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

Non sposta l’attenzione dalla donna alla norma, ma dalla norma al cuore dell’uomo. Accade così qualcosa di decisivo: uno dopo l’altro, tutti se ne vanno. Non perché il peccato non esista, ma perché nessuno può ergersi a giudice assoluto dimenticando la propria fragilità. Gesù salva la donna senza negare la verità. Infatti le dice:

«Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Qui si tiene insieme ciò che spesso noi separiamo: la giustizia e la misericordia. Non si tratta di annullare la legge, ma di viverla alla luce della compassione.

La verità senza misericordia diventa condanna; la misericordia senza verità diventa superficialità.

In Gesù, invece, entrambe trovano compimento. Questo episodio ci mette davanti a una domanda molto concreta: quando ci troviamo di fronte alla fragilità degli altri, usiamo la legge per condannare o per comprendere? Siamo più pronti a scagliare pietre o a riconoscere che anche noi abbiamo bisogno di misericordia? La vera conversione, allora, non è smettere di vedere il male, ma smettere di usarlo contro gli altri senza aver prima guardato dentro di noi. È lì che il Vangelo comincia a cambiare il nostro modo di stare davanti agli altri.

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Santo del giorno: San Turibio di Mogrovejo – Vescovo