Categories: Vangelo e santo del giorno

22 Maggio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 21,15-19

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Parola del Signore.

*******************

Commento al Vangelo Gv 21, 15-19

Lo struggente dialogo tra Gesù risorto e Simone Pietro, che troviamo nel Vangelo di oggi, sembra davvero voler risanare la ferita delle tre volte in cui Pietro aveva rinnegato il Signore. Per tre volte Gesù gli domanda:

«Mi ami?» e per tre volte Pietro risponde: «Signore, tu lo sai che ti voglio bene».

È un dialogo pieno di misericordia. Gesù non umilia Pietro, non gli rinfaccia il suo tradimento, ma lo conduce a riconoscere la cosa più vera che ha dentro il cuore: il desiderio di amarlo. Ed è qui che troviamo forse la definizione più autentica della santità. La santità non consiste nel non essere fragili. Non significa smettere di sentirsi peccatori. La santità è continuare ad amare Gesù anche dentro la propria debolezza. Pietro non può più vantarsi di sé stesso. Ha conosciuto il proprio limite. Eppure proprio lì, dentro quella fragilità, può finalmente amare in maniera più vera, più umile, più sincera.

«Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».

È una delle professioni di fede più belle del Vangelo, perché nasce da un uomo che non si appoggia più sulle proprie capacità, ma sulla misericordia di Cristo.

Anche Santa Rita, di cui oggi facciamo memoria, ha vissuto così. È stata una donna capace di amare concretamente: nella famiglia, nel matrimonio, nel dolore, nelle ferite, nella vita quotidiana. E proprio dentro tutte queste situazioni ha amato il Signore. Perché amare Gesù non significa vivere un amore astratto o disincarnato. Significa amare ciò che la vita ci mette davanti: le persone, le responsabilità, le prove, le relazioni. È lì che Cristo si nasconde.

Il Vangelo di oggi ci libera allora da un equivoco molto diffuso: la vita cristiana non è la ricerca ossessiva di una perfezione morale irraggiungibile. È imparare ad amare. La domanda decisiva non è se siamo impeccabili, ma quale qualità abbia il nostro amore.

______________________________________

Santo del giorno: Santa Rita da Cascia – Vedova e religiosa