///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 7,1-2.10.25-30
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
Cercarono allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Gv 7, 1-2.10.25-30
Leggendo il Vangelo di Giovanni di oggi si ha subito la sensazione che ci stiamo avvicinando al momento decisivo della vita di Gesù. Egli sa che deve tenersi lontano da Gerusalemme perché ormai si è diffusa la decisione di ucciderlo. Tuttavia non potrà restare nascosto a lungo, perché la sua missione è annunciare il Vangelo, anche a costo della propria vita. Gesù, però, morirà al momento opportuno, né prima né dopo.
Nel Vangelo di Giovanni ricorre spesso questa espressione: «non era ancora giunta la sua ora». Questo non indica un destino cieco già scritto, ma la consapevolezza che la sua vita si muove dentro un disegno più grande, quello del Padre. E qui c’è un insegnamento importante anche per noi. Il Vangelo ci suggerisce che la storia non è dominata dal caso, ma attraversata da una logica di compimento. Non siamo pedine inermi dentro un copione già stabilito, ma la nostra vita si svolge dentro una relazione con Dio che sa guidare gli eventi verso il bene. Dio non decide tutto in anticipo come se la nostra libertà non contasse. Ma quando una persona si fida di Lui, accade qualcosa di misterioso e reale: anche ciò che appare difficile o incomprensibile può concorrere al bene.
Come scrive san Paolo: «Tutto concorre al bene per quelli che amano Dio» (Rm 8,28).
Il segreto, allora, non è controllare tutto ciò che accade, ma rimanere uniti a Dio, coltivare con Lui una relazione viva. Da questa relazione nasce una pace profonda: la certezza che nulla della nostra vita è inutile o perduto. Per questo il credente può imparare ad accogliere anche ciò che non comprende fino in fondo. Non perché tutto sia facile o immediatamente spiegabile, ma perché sa di essere nelle mani di un Padre. E un Padre non permette che accada qualcosa, di bello o di doloroso, che non possa, in qualche modo, essere orientato al nostro vero bene.
Questa fiducia non elimina le prove, ma dona una pace nuova: la pace di chi sa che non sono gli eventi ad essere stabiliti, ma è la nostra relazione con Dio che riempie gli eventi di un significato buono per ciascuno di noi.
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Santo del giorno: Sant’ Alessandra di Amiso e compagne – Martiri