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20 Giugno 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mt 6, 24-34

«Non potete servire Dio e la ricchezza».

Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci costringono a riconoscere una verità fondamentale: il problema non è possedere delle cose, ma lasciare che siano le cose a possedere noi. Quando il denaro diventa il criterio ultimo delle nostre scelte, smette di essere uno strumento e si trasforma in un idolo. L’idolo più grande generato dalla ricchezza non è tanto l’avidità, quanto l’illusione di poter controllare tutto.

Pensiamo che accumulando, prevedendo e organizzando ogni cosa riusciremo a metterci al riparo dall’incertezza della vita. Ma più cerchiamo sicurezza nelle cose, più cresce dentro di noi l’affanno. È una rincorsa che non finisce mai, perché nessuna quantità di beni riesce a colmare il bisogno di pace che portiamo nel cuore. Per questo Gesù ci invita a guardare altrove. Dio non promette una vita senza problemi né una sorta di benessere garantito. Promette una relazione. E questa relazione cambia il modo di stare dentro la realtà.

Chi sa di essere amato e custodito da Dio non vive più dominato dalla paura del futuro. Quando Gesù dice di non affannarci per ciò che mangeremo, berremo o indosseremo, non sta proponendo una forma di irresponsabilità. Non invita alla passività né alla superficialità. Ci sta insegnando a ristabilire le priorità. Le cose necessarie hanno il loro posto, ma non possono occupare tutto il nostro cuore.

Prima viene il Regno di Dio, prima viene la ricerca di ciò che conta davvero, e tutto il resto trova la sua giusta collocazione. La preoccupazione continua, infatti, ci strappa dal presente. Chi vive costantemente proiettato in avanti non abita mai veramente la propria vita. È sempre nel domani, nei problemi che potrebbero arrivare, nelle paure che immagina. Così perde la capacità di riconoscere il bene che Dio gli sta già donando oggi.

Per questo il consiglio conclusivo di Gesù è di una sapienza pratica:

«Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena».

La fede non elimina le difficoltà, ma ci restituisce il presente. E il presente è l’unico luogo in cui possiamo incontrare Dio, amare davvero e vivere pienamente. Il presente è il luogo dove c’è il volto di chi ami, di quello che fai, di chi sei veramente.

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Santo del giorno: San Giovanni da Matera abate