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2 Maggio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

PRIMO SABATO DEL MESE

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,7-14

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 14, 7-14

«Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Questa richiesta di Filippo è profondamente umana. È il desiderio di arrivare finalmente a Dio, di vedere, di avere una certezza. Ma la risposta di Gesù è sorprendente:

«Chi ha visto me ha visto il Padre».

È una rivoluzione nel nostro modo di pensare la fede. Perché spesso anche noi diciamo di credere in Dio, ma rischiamo di riferirci a un’idea vaga, astratta, quasi indefinita. Una credenza che resta lontana dalla vita. Gesù, invece, ci riporta a qualcosa di preciso: Dio ha un volto. E quel volto è il suo. Non dobbiamo immaginare Dio, né costruircelo nella nostra mente. Dobbiamo guardare a Cristo. Per un cristiano, credere in Dio significa credere in Gesù. Significa riconoscere in Lui la rivelazione piena del Padre. È nella sua vita, nei suoi gesti, nelle sue parole che possiamo comprendere chi è Dio.

Questo cambia tutto. Perché non si tratta più di aderire a qualcosa di indefinito, ma di entrare in relazione con qualcuno. Non una teoria, ma una presenza. Dio non è un’ipotesi lontana nell’universo. Non è qualcosa di impersonale. Per noi cristiani ha un nome e un volto. È Gesù. E allora la fede diventa concreta. Diventa un cammino in cui impariamo a guardare, ad ascoltare, a seguire Lui. Perché è in Lui che il mistero di Dio si rende vicino, comprensibile, accessibile.

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Santo del giorno: Sant’ Atanasio – Vescovo e Dottore della Chiesa