///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Gv 13, 1-15
La liturgia del Giovedì Santo si apre con il profumo del crisma, benedetto e consacrato dal Vescovo nella Messa crismale. È un segno che accompagna la vita della Chiesa e che, simbolicamente, sembra riempire anche la stanza del Cenacolo. Il Vangelo di Giovanni, infatti, ci riporta all’ultima cena e ci fa fissare lo sguardo su un gesto preciso: i piedi dei discepoli lavati da Gesù. Gesù dice a Pietro:
«Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo».
Pietro inizialmente resiste, non accetta che il Maestro si abbassi fino a quel punto. Ma deve arrendersi a una logica che non comprende, una logica che chiede fiducia prima ancora di essere capita. È la logica del Vangelo. Il mondo insegna a non piegarsi davanti a nessuno, a dominare, a imporsi, a emergere. Gesù, invece, si inginocchia. Mostra che il segreto della felicità e dell’amore vero non è dominare, ma servire. Non si tratta di servilismo, né di una forma di sottomissione umiliante. È il servizio che nasce dal dono di sé, dalla libertà di amare. Gesù lo compie per primo, e lo compie sui nostri piedi. E chiede a noi di fare lo stesso:
«Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri».
Questo gesto non è solo un rito, ma uno stile di vita. Qualunque cosa facciamo, siamo chiamati a viverla come servizio e non come affermazione di noi stessi. Se sei un medico, servi attraverso la tua competenza. Se sei un ingegnere, servi attraverso il tuo lavoro. Se lavori in un supermercato, servi attraverso la tua attenzione e gentilezza. Se hai responsabilità pubbliche, servi attraverso il bene comune. Qualunque sia il tuo posto nella vita, se sei cristiano, sei chiamato a trasformarlo in servizio. È questa la grande rivoluzione del Vangelo: non il potere che si impone, ma l’amore che si abbassa. Ed è questa la lezione che il Giovedì Santo consegna a ciascuno di noi: servire è regnare alla maniera di Cristo.
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Santo del giorno: Giovedì Santo – Messa in Cena Domini