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19 Febbraio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Lc 9, 22-25

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23).

In questo versetto del Vangelo di Luca è racchiuso l’intero programma della vita cristiana. Non si tratta di un’esortazione generica, ma di un’indicazione precisa. Credere in Gesù significa imparare a camminare dietro di Lui, senza pretendere di precederlo. Significa riconoscere che la direzione non la stabiliamo noi, ma che possiamo mettere i nostri passi nelle sue orme.

Seguirlo vuol dire percorrere i sentieri che Egli stesso ha tracciato con la sua vita, con le sue scelte, con il suo modo di amare. Il secondo elemento è il rinnegamento di sé. Non è una forma di disprezzo della propria persona, né un atteggiamento masochistico. È, piuttosto, un atto di libertà nei confronti del proprio ego. Rinnegarci significa non assolutizzare il nostro punto di vista, non fare del nostro io il criterio ultimo di giudizio. Solo chi sa prendere una giusta distanza da sé stesso può dirsi veramente libero. Diversamente, si resta prigionieri delle proprie reazioni, dei propri impulsi, delle proprie paure.

Infine, Gesù parla della croce quotidiana. Non invita alla ricerca della sofferenza fine a sé stessa. La croce non è il gusto del dolore, ma l’accoglienza della realtà. Prendere la propria croce ogni giorno significa abbracciare la concretezza della propria vita senza scartare nulla: limiti, fatiche, responsabilità, relazioni difficili, fragilità personali. È l’opposto della selezione comoda dell’esistenza. Non possiamo scegliere la vita come si sceglie un dolce, trattenendo solo ciò che è gradevole e rifiutando il resto. La maturità cristiana consiste nell’assumersi la responsabilità dell’intero reale. La croce, allora, non è un simbolo di sconfitta, ma il segno di un amore che non fugge davanti alla complessità della vita.

Seguire Cristo significa accettare che la via della pienezza passa attraverso questa logica: non l’eliminazione del peso, ma la sua trasformazione; non la fuga dalla realtà, ma il suo abbraccio. È qui che la fede diventa concreta, quotidiana, incarnata. Ed è qui che il Vangelo smette di essere teoria e diventa cammino.

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Santo del giorno: San Corrado Confalonieri – Eremita, Terziario francescano