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17 Giugno 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mt 6,1-6.16-18

«Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati».

Con queste parole Gesù non ci sta semplicemente dando una norma di comportamento. Sta andando molto più in profondità. Ci mette infatti in guardia da una delle tentazioni più sottili della vita spirituale: vivere per l’approvazione degli altri invece che per la verità del nostro cuore. Molto spesso non sono le azioni a essere sbagliate, ma le motivazioni che le sostengono. Si possono fare cose buone per ragioni sbagliate.

Si può pregare, fare del bene, sacrificarsi, persino servire gli altri, eppure avere come vero obiettivo l’essere notati, apprezzati o riconosciuti. In questo modo anche le realtà più sante rischiano di trasformarsi in strumenti per alimentare il nostro ego. Gesù prende come esempio i tre grandi pilastri della religiosità ebraica: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. Tutte pratiche buone e necessarie. Ma la domanda decisiva non è che cosa facciamo, bensì per chi lo facciamo. Possiamo pregare per essere visti come persone religiose invece che per incontrare Dio. Possiamo fare elemosina per sentirci migliori degli altri invece che per amore del prossimo.

Possiamo digiunare per vanità o per disciplina personale, senza che quel gesto ci renda più solidali con chi soffre. Il problema dell’apparenza è che ci abitua a vivere fuori di noi stessi. La nostra felicità finisce per dipendere dallo sguardo degli altri, dal consenso che riceviamo, dall’immagine che riusciamo a costruire. Ma chi vive così non è mai veramente libero, perché diventa schiavo dell’opinione altrui. Per questo Gesù ci invita a riscoprire il valore del segreto. Non perché ciò che facciamo debba essere nascosto, ma perché il luogo più importante della fede è sempre il cuore. È lì che Dio guarda. È lì che si decide l’autenticità della nostra vita.

Il Padre vede nel segreto perché vede ciò che nessun altro può vedere: le intenzioni profonde da cui nascono le nostre azioni. La santità non consiste nel fare cose straordinarie davanti agli uomini, ma nel compiere anche le cose più semplici davanti a Dio.

Quando smettiamo di vivere per l’apparenza e ricominciamo a vivere nella verità, allora la nostra fede diventa autentica e le nostre opere tornano a essere davvero opere d’amore.

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Santo del giorno: San Ranieri di Pisa – Eremita