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17 Gennaio 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,13-17

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mc 2, 13-17

La chiamata di Levi, figlio di Alfeo, cioè quel famoso Matteo che avremmo conosciuto in seguito come l’Evangelista, ci ricorda che molto spesso Gesù è capace di mettere a repentaglio la propria reputazione pur di dare a ciascuno di noi un’altra possibilità. Infatti, nell’immaginario collettivo Levi è un peccatore pubblico, un collaborazionista degli oppressori romani, uno, cioè, a cui non bisogna dare nessuno spazio, nessun rispetto, nessuna chance.

Eppure Gesù raccoglie quest’uomo frantumato nella propria buona fama e ne fa non soltanto un discepolo, ma anche un evangelista. A chi lo critica per queste sue scelte Egli risponde in maniera lapidaria:

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».

Non dovremmo cadere nella trappola degli scribi e dei farisei, perché in realtà Gesù, rispondendo in questo modo, sta dicendo ad alta voce che è venuto esattamente per me e per te. Infatti solo quando ci rendiamo conto di essere tutti dei malati e dei peccatori comprendiamo la logica di Gesù e ci rendiamo conto che la sua missione ha al centro ciascuno di noi. Siamo tutti Levi, anche se ci piace giocare a fare gli irreprensibili.

In questo senso la festa di sant’Antonio abate, che celebriamo oggi, ci aiuta a capire ancora meglio il Vangelo: anche Antonio ha preso sul serio la propria fragilità e il proprio bisogno di salvezza, scegliendo di non nasconderli, ma di consegnarli a Dio. Ritirandosi nel deserto non è fuggito dal mondo per sentirsi migliore, ma per lasciarsi guarire più in profondità. È diventato così un uomo libero perché si è riconosciuto bisognoso. È esattamente la stessa logica di Levi: solo chi accetta di essere malato può davvero incontrare il Medico; solo chi smette di difendere la propria presunta giustizia può lasciarsi chiamare, perdonare e trasformare. E allora, oggi, Levi e sant’Antonio abate ci ricordano insieme che la santità non è la ricompensa per i bravi, ma il cammino dei salvati.

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Santo del giorno: Sant’ Antonio – Abate