///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,14-21
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mc 8, 14-21
«Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé, sulla barca, che un solo pane».
Questa annotazione del Vangelo ci consegna un’immagine molto concreta: una barca, il mare, la dimenticanza, la scarsità. Un solo pane davanti a un gruppo di uomini.
È l’esperienza che facciamo anche noi quando ci accorgiamo di avere poco — o di sentirci poco — di fronte a una fame immensa che la vita ci mette dentro: fame di senso, di speranza, di amore, di riconoscimento. Spesso, quando constatiamo di avere “un solo pane”, veniamo subito assaliti dallo scoraggiamento. Misuriamo tutto a partire dalla mancanza. Facciamo i conti su ciò che non abbiamo, su ciò che abbiamo perso, su ciò che non basta. E così la paura prende il posto della fiducia.
Gesù, invece, non parte dalla quantità, ma dalla memoria. Insegna ai suoi discepoli a ricordare. Li rimanda al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, li provoca a fare memoria di ciò che hanno già visto e vissuto. È come se dicesse: «Avete già sperimentato che il poco, nelle mani di Dio, diventa abbastanza. Perché ora vi lasciate paralizzare dalla paura?». Dio si comprende soltanto quando si impara a rileggere la propria storia.
La fede non è un’emozione del momento, ma un’interpretazione della vita. Significa collegare le esperienze, anche quelle faticose, attraverso un filo rosso che le attraversa tutte: la presenza fedele di Dio. Senza memoria, la fede si riduce a impressione; con la memoria, diventa consapevolezza. Se ci fermassimo a ricordare quante volte siamo stati sostenuti, quante porte si sono aperte quando sembravano chiuse, quante forze abbiamo trovato quando pensavamo di non averne più, forse non ci lasceremmo travolgere così facilmente dallo scoraggiamento.
E invece spesso abbiamo la memoria corta: dimentichiamo in fretta i doni ricevuti e ingigantiamo le difficoltà presenti. Il problema non è avere un solo pane; il problema è dimenticare Chi è con noi sulla barca. Perché, se Cristo è presente, anche il poco diventa possibilità. La vera povertà non è la scarsità di mezzi, ma l’assenza di fiducia. Forse la domanda decisiva non è: «Quanto abbiamo?», ma: «Ci ricordiamo di ciò che Dio ha già fatto per noi?». È nella memoria grata che nasce una speranza capace di attraversare ogni fame.
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Santo del giorno: Volto Santo di Gesù – Apparizione