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17 Aprile 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,1-15

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 6, 1-15

Nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, secondo il Vangelo di Giovanni che leggiamo oggi, emergono alcuni dettagli che possono illuminare profondamente la nostra vita. Il primo è la domanda che Gesù rivolge a Filippo:

«Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

L’evangelista precisa che lo diceva per metterlo alla prova. Ma questa prova non è uno sgambetto, né un modo per umiliare. È un’occasione per cambiare prospettiva. Gesù, infatti, mette in discussione la logica di Filippo, che ragiona in termini puramente matematici: quanto abbiamo, quanto serve, quanto manca. E subito dopo emerge anche la rassegnazione di Andrea:

«C’è qui un ragazzo… ma che cos’è questo per tanta gente?».

Troppi calcoli e troppa rassegnazione spesso imprigionano anche la nostra vita. Ci fermiamo davanti a ciò che non basta, a ciò che manca, a ciò che sembra insufficiente. E così rinunciamo ancora prima di cominciare. Gesù, invece, apre un’altra strada. Non parte da ciò che manca, ma da ciò che c’è. E ciò che c’è è poco: cinque pani e due pesci. Ma c’è anche qualcosa di decisivo: qualcuno disposto a metterli a disposizione. Il miracolo nasce proprio da lì. Non dalla quantità, ma dalla fiducia. Non dall’abbondanza iniziale, ma dalla disponibilità a offrire quel poco che si ha.

Il Vangelo ci suggerisce una verità semplice ma esigente: non è importante quanto possediamo, ma con quale fiducia lo consegniamo. È la fiducia che apre lo spazio al miracolo. Anche nella nostra vita, ciò che abbiamo può sembrare insufficiente: tempo, energie, capacità, risorse. Ma se lo offriamo, se lo mettiamo nelle mani di Dio, può diventare molto di più di quanto immaginiamo. La vera domanda, allora, non è “quanto abbiamo?”, ma “quanto ci fidiamo?”. Perché è la fiducia in Cristo che trasforma il mondo.

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Santo del giorno: Sant’Innocenzo – Vescovo