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16 Marzo 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,43-54

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Gv 4, 43-54

Il funzionario del re, di cui parla il Vangelo di oggi, è un uomo che possiede molto potere. Eppure la vita, a volte, ci ricorda con forza che possiamo occupare anche i posti più importanti di questo mondo senza essere per questo messi al riparo dalle tragedie dell’esistenza. Il potere, il prestigio, la posizione sociale non proteggono dal dolore.

Per tale motivo quest’uomo, disperato, va da Gesù. Sa bene che tutta la sua autorità non serve a nulla davanti alla malattia di un figlio che sta per morire. In quel momento non è più un funzionario potente: è semplicemente un padre. E come ogni padre che ama davvero, è disposto a tutto pur di salvare il proprio figlio.

Ma questo incontro con Gesù chiede a quest’uomo un passaggio decisivo: riscoprire la fede. La fede nasce certamente dall’umiltà di chiedere aiuto, ma si compie soprattutto quando si prende sul serio la parola di Gesù. Infatti Gesù non gli offre nessuna prova immediata. Non compie davanti a lui un gesto spettacolare. Gli dice semplicemente: «Va’, tuo figlio vive».

È una parola che chiede fiducia. E quell’uomo sceglie di fidarsi. Torna a casa senza aver visto nulla, sostenuto soltanto dalla parola ricevuta.

Qui sta il cuore del racconto: «Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino».

Prima ancora di vedere il miracolo, si affida. Ed è proprio questo affidamento che apre lo spazio al miracolo. Non è forse anche la nostra esperienza? La vita cristiana non è la continua ricerca di segni straordinari. È, piuttosto, l’umile e fiducioso ascolto del Vangelo. È prendere sul serio la parola di Cristo e lasciarsi guidare da essa anche quando non abbiamo prove immediate.

Il miracolo, spesso, accade proprio mentre stiamo tornando a casa fidandoci di quella parola. Perché il Vangelo, quando viene ascoltato e messo in pratica, continua a generare nella vita cambiamenti profondi, guarigioni inattese e speranze nuove. Prova e vedrai che è vero.

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Santo del giorno: Sant’ Eriberto di Colonia – Vescovo