///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,1-12
Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Parola del Signore.
*******************
Commento al Vangelo Mc 2, 1-12
Tutte le volte che leggiamo il racconto della guarigione del paralitico, la nostra attenzione automaticamente si concentra sulla parte finale del racconto, appunto su quel mettersi in piedi e tornarsene a casa con le proprie gambe. Eppure basta leggere con attenzione il testo per accorgerci di tanti piccoli dettagli che non possiamo trascurare in nessun modo.
Il primo dettaglio è l’ostinazione di un gruppo di amici che porta sulle spalle uno di loro, incapace di camminare con le proprie gambe, bloccato in tutti i sensi, molto probabilmente anche nella propria fede. Infatti non è lui a pregare, non è lui a chiedere e, paradossalmente, non è nemmeno lui a ringraziare. Sono loro il segreto del Vangelo di oggi, perché essi rappresentano la dedizione attraverso cui ognuno di noi può diventare strumento di salvezza nella vita degli altri, se ha l’umiltà di caricarsi sulle spalle il dolore del prossimo e di portarlo in tutti i modi davanti a Gesù.
Il secondo dettaglio è il modo con cui Gesù interviene nella vita di quest’uomo: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Non dice: «Sei guarito» o «Mettiti in piedi», ma inizialmente gli dice la verità più grande della sua azione nella sua vita: il perdono dei peccati. Mi verrebbe da dire che molto spesso la nostra vita non riesce ad andare avanti perché noi abbiamo smesso di credere nel perdono di Dio.
Se consegnassimo tutta la nostra vita a Lui, riceveremmo tutta quella misericordia che è capace di sanarci, di liberarci, di rimetterci in piedi. Infatti, il mettersi in piedi di quest’uomo non è finalizzato alla guarigione di una paralisi fisica, ma è semplicemente una testimonianza per quegli scribi e farisei che reputano una bestemmia la capacità che ha Gesù di perdonare i peccati. Ognuno di noi, tutte le volte che entra in un confessionale, si inginocchia, chiede perdono e ottiene l’assoluzione, sta professando veramente la propria fede nel Figlio di Dio «che ha il potere sulla terra di rimettere i peccati».
___________________________________________________
Santo del giorno: San Marcello I – Papa