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14 Agosto 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 19,3-12

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mt 19, 3-12

Le parole chiare che Gesù pronuncia sull’indissolubilità del matrimonio nel Vangelo di oggi possono sembrare esigenti, soprattutto in un tempo come il nostro, in cui anche i legami più profondi appaiono fragili e precari. Ma il Signore non parla per appesantire la vita delle persone. Parla per mostrarci quale sia il desiderio di Dio sull’amore umano.

Quando Gesù dice: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso...», ci rivela che alcune pagine del Vangelo si comprendono davvero soltanto quando il cuore cambia.

Se il cuore rimane chiuso, tutto appare come una legge pesante. Quando invece il cuore si lascia trasformare dall’amore di Dio, ci si accorge che quei comandamenti non sono catene, ma strade che custodiscono la nostra felicità. In fondo, ciò che Gesù difende non è anzitutto un’istituzione, ma un bisogno profondamente umano. Tutti abbiamo bisogno di relazioni affidabili, di un “per sempre” che ci permetta di costruire la nostra vita senza vivere continuamente nella paura di essere abbandonati.

Dire a qualcuno: «Qualunque cosa accada, nella gioia e nel dolore, io non ti lascerò», significa offrirgli uno spazio sicuro in cui poter crescere, amare e diventare pienamente se stesso.

Naturalmente una fedeltà così non nasce semplicemente dalla buona volontà. È una grazia. È il frutto di un amore che si lascia continuamente sostenere da Dio. Per questo il matrimonio cristiano non è soltanto una promessa reciproca tra due persone, ma un’alleanza nella quale il Signore stesso si impegna a sostenere ciò che umanamente sarebbe troppo grande.

È significativo allora che oggi la Chiesa faccia memoria di san Massimiliano Kolbe. La sua scelta di offrire la propria vita per salvare un padre di famiglia ci mostra fino a che punto può arrivare un amore plasmato dal Vangelo. Kolbe comprende che salvare quella famiglia significa custodire uno dei luoghi più preziosi in cui l’amore di Dio diventa visibile nel mondo.

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Santo del giorno: San Massimiliano Maria Kolbe – Sacerdote e martire