///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,21 – 19,1
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Mt 18,21 – 19,1
«Quante volte dovrò perdonare mio fratello?».
È una domanda bellissima quella che Pietro rivolge a Gesù nel Vangelo di oggi. In fondo è la domanda di ciascuno di noi. Esiste un limite oltre il quale non siamo più tenuti a perdonare? Gesù risponde con un numero simbolico, «settanta volte sette», per dirci che il perdono, quando nasce dall’amore di Dio, non può essere misurato con il calcolo. Subito dopo racconta la parabola del servo spietato. Ed è lì che si trova la chiave di tutto.
Il motivo per cui possiamo perdonare sempre non è che il male ricevuto sia poca cosa. Il motivo è un altro: chi ha fatto davvero esperienza della misericordia di Dio non può più guardare gli altri con gli stessi occhi di prima. Il problema nasce quando perdiamo la memoria di questo dono. Per questo mi colpisce sempre quando qualcuno si presenta davanti a Dio pensando di non avere poi molto da farsi perdonare, come se fosse semplicemente una “brava persona”. La presunzione di sentirsi migliori degli altri è una delle forme più sottili dell’orgoglio.
Chi pensa di non avere ricevuto molto difficilmente sentirà il bisogno di donare molto. Chi invece sa di essere stato rialzato, assolto e amato oltre ogni merito trova lentamente la forza di fare lo stesso con gli altri. Per questo Gesù conclude dicendo che il perdono deve nascere “di cuore”. Non nasce da uno sforzo eroico. Nasce dalla gratitudine. E quando una persona vive nella memoria dell’amore ricevuto, scopre che ciò che sembrava impossibile diventa, poco alla volta, una strada percorribile.
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Santo del giorno: Santi Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote – Martiri