///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,43-49
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
Parola del Signore.
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Commento al Vangelo Lc 6, 43-4
Ogni tanto mi viene domandato come si fa discernimento, cioè come possiamo capire da quale parte stia il bene e quale sia la scelta giusta da compiere. Il Vangelo di oggi ci consegna un criterio estremamente concreto:
«Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto».
Gesù sembra dirci che non basta domandarci se una cosa ci piace, ci entusiasma o corrisponde alle nostre aspettative. Dobbiamo soprattutto guardare che cosa produce dentro di noi e nella nostra vita. Una scelta buona produce frutti buoni.
Ci rende più liberi, più capaci di amare, più disponibili alla realtà. Porta luce, allarga il cuore, ci rende maggiormente capaci di assumerci le nostre responsabilità. Una scelta sbagliata, invece, alla lunga ci restringe, ci imprigiona, ci ripiega su noi stessi, ci rende meno liberi. Questo non significa che tutto ciò che viene da Dio sia facile o immediatamente piacevole. A volte una scelta giusta può costare moltissimo. La libertà non coincide con la comodità. Anche una decisione faticosa può essere profondamente liberante, mentre qualcosa che inizialmente ci gratifica può, con il tempo, trasformarsi in una prigione. Per questo discernere significa avere il coraggio di guardare i frutti e non soltanto le intenzioni.
Possiamo raccontarci molte cose, trovare infinite giustificazioni, costruire ragionamenti perfetti. Ma prima o poi la realtà mostra ciò che una scelta sta producendo. Gesù aggiunge poi un secondo criterio altrettanto decisivo. Non basta ascoltare la sua Parola. Bisogna metterla in pratica. Possiamo partecipare a incontri, ritiri, celebrazioni, leggere libri spirituali e ascoltare infinite predicazioni, ma tutto questo serve davvero soltanto se lentamente diventa vita concreta.
La fede non si misura dalla quantità delle cose spirituali che sappiamo, ma da quanto ciò che abbiamo ascoltato entra nelle nostre decisioni quotidiane. Perché arriva sempre un momento in cui la vita mette alla prova ciò che abbiamo costruito. Ed è allora che scopriamo se abbiamo edificato soltanto bei ragionamenti oppure fondamenta capaci di reggere. Il vero discernimento, alla fine, ha due domande semplicissime: quali frutti sta producendo questa scelta? E ciò che credo sta diventando realmente il mio modo di vivere?
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Santo del giorno: Santissimo Nome di Maria – L’amore di Maria verso il Figlio