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11 Aprile 2026 – Vangelo e commento di don Luigi Maria Epicoco

///Vangelo e commento di Don Luigi Maria Epicoco///

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,9-15

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Parola del Signore.

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Commento al Vangelo Mc 16, 9-15

Prima Maria di Magdala e poi i discepoli di Emmaus annunciano agli altri che Gesù è risorto, ma non vengono creduti. Prevalgono il lutto, il pianto, la chiusura. È come se il dolore fosse più forte della speranza. Questo mette in luce un punto decisivo: il problema fondamentale, per i discepoli di allora e per noi oggi, è la fede. Spesso pensiamo che le crisi della Chiesa o della nostra vita personale dipendano dall’organizzazione, dalle strategie, dalle idee. Ma il nodo vero rimane sempre lo stesso: credere.

L’evangelista Marco lo sottolinea con chiarezza:

«Alla fine apparve anche agli Undici mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto».

Non è un rimprovero superficiale. Gesù tocca il cuore del problema: incredulità e durezza di cuore. Non è mancanza di informazioni, ma resistenza interiore. Non è assenza di segni, ma incapacità di fidarsi. E questa esperienza non è lontana dalla nostra. Quante volte anche noi siamo increduli. Quante volte sentiamo di non riuscire a credere fino in fondo. Vorremmo avere una fede più solida, più sicura, più evidente. Ma la fede non è qualcosa che si impone con la forza. Non è una violenza fatta alla ragione o al cuore. È una proposta. Si affaccia alla nostra vita e chiede una risposta libera.

Il Vangelo, allora, non ci accusa per farci sentire in colpa, ma ci invita a riconoscere dove siamo. A prendere sul serio la nostra fatica a credere, senza nasconderla. Perché proprio lì può iniziare un cammino vero: non quello di chi si illude di avere già tutto chiaro, ma quello di chi, anche tra dubbi e resistenze, sceglie ogni giorno di fidarsi un po’ di più. Quando ci sentiamo in crisi di fede, semplicemente preghiamo così: “Signore, aumenta la mia fede”.

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Santo del giorno: Santa Gemma Galgani – Vergine