VIA CRUCIS PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE E NOVENA A SAN GIUSEPPE 4° GIORNO
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CEI – 13 MARZO GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE
“L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili”. Con queste parole la Presidenza della Conferenza episcopale italiana promuove una giornata di preghiera e digiuno per venerdì 13 marzo, unendo la propria voce a quella di Papa Leone XIV che ha chiesto di “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”.
L’invito è rivolto a tutte le comunità ecclesiali affinché chiedano al Re della Pace “di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso”. La giornata vuole essere “un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte”. L’Ufficio liturgico nazionale ha predisposto indicazioni per la celebrazione eucaristica, la Via Crucis e il digiuno. Si pregherà in particolare perché “quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”.
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Via Crucis per la pace in Medio Oriente

La Passione di Cristo non appartiene solo al passato. Continua nella storia ogni volta che l’odio prende il posto della fraternità e la violenza sembra avere l’ultima parola. Seguendo Gesù sulla via della croce vogliamo portare davanti a Dio il dolore del mondo e chiedere una cosa semplice e immensa: che il Signore disarmi il cuore dell’uomo.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
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PRIMA STAZIONE: Gesù è condannato a morte.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
«Pilato lo consegnò perché fosse crocifisso.» (Gv 19,16)
Un uomo innocente viene condannato. La folla grida. I potenti decidono. I soldati eseguono. Gesù resta in silenzio. Questa scena non appartiene solo al passato. Succede ogni volta che la verità viene soffocata dal rumore, quando qualcuno viene sacrificato per salvare gli equilibri del potere. Succede quando le decisioni dei grandi della terra ricadono sui più piccoli: sui civili che non hanno scelto la guerra, sui bambini che imparano troppo presto cosa significa avere paura.
Gesù attraversa l’ingiustizia senza lasciare entrare l’odio nel cuore.
Preghiamo: Signore Gesù, donaci il coraggio della verità e liberaci dalla complicità con l’ingiustizia.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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SECONDA STAZIONE: Gesù è caricato della croce.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
Essi allora presero Gesù ed Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio (Gv 19,17).
Gesù prende sulle spalle la croce. È un pezzo di legno pesante, ruvido, che ferisce la pelle e spezza il respiro. Ma quella croce porta dentro anche il peso del mondo: l’odio accumulato nei secoli, le vendette tramandate,
le guerre che continuano a nascere. Oggi la croce pesa sulle spalle di molti: sui profughi che lasciano la loro casa in fretta, su chi attraversa il mare senza sapere se arriverà, su chi vive ogni notte con il rumore delle sirene.
Gesù non rifiuta la croce. La porta.
Preghiamo: Signore Gesù, insegnaci a non rispondere all’odio con altro odio.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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TERZA STAZIONE: Gesù cade per la prima volta.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Guardai attorno e nessuno che mi aiutasse; attesi ansioso e nessuno che mi sostenesse” (Is 63,5).
Il peso è troppo grande. Gesù cade. La polvere si alza, i soldati gridano, la folla osserva.
Anche la pace cade così nella storia: quando l’orgoglio diventa più forte della ragione, quando le parole diventano pietre, quando gli uomini dimenticano di essere fratelli.
Ma Gesù si rialza. E quel gesto semplice diventa una promessa. La speranza non è finita.
Preghiamo: Signore, rialza il cuore dell’umanità quando cade nella violenza.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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QUARTA STAZIONE: Gesù incontra sua Madre.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Gesù vide la Madre lì presente” (Gv 19,26).
Tra la folla appare Maria. Non dice nulla. Non può fermare la violenza degli uomini. Ma resta. Nel suo sguardo passano tutte le madri del mondo che aspettano notizie dal fronte, che stringono tra le mani una fotografia, che pregano in silenzio perché un figlio torni. Il dolore delle madri non ha lingua né bandiera.
Preghiamo: Signore, consola tutte le madri che piangono i loro figli.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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QUINTA STAZIONE: Gesù è aiutato dal Cireneo.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Or mentre lo conducevano al patibolo, presero un certo Simone di Cirene e gli posero addosso la Croce” (Lc 23,26).
Un uomo viene fermato. Simone di Cirene. Non aveva scelto di trovarsi lì. Forse voleva solo tornare a casa. E invece si ritrova a portare la croce di uno sconosciuto.
A volte la pace nasce così: quando qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte. Quando il peso dell’altro
diventa anche il nostro.
Preghiamo: Signore, insegnaci a portare i pesi gli uni degli altri.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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SESTA STAZIONE: La Veronica asciuga il Volto di Cristo.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli, l’avete fatta a me” (Mt 25,40).
Una donna si fa avanti. In mezzo alla violenza, compie un gesto semplice: asciuga il volto di Gesù. Non ferma la condanna, non cambia la storia. Ma porta un frammento di umanità là dove tutto sembra disumano.
Anche oggi il mondo ha bisogno di questi gesti: mani che curano, volti che ascoltano, cuori che non diventano duri.
Preghiamo: Signore, rendici capaci di compassione.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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SETTIMA STAZIONE: Gesù cade per la seconda volta.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Consegnò la sua vita alla morte, e fu annoverato tra i malfattori” (Is 52,12).
La strada si fa sempre più dura. Gesù cade ancora.
Quante volte anche la storia sembra cadere negli stessi errori: nuove guerre, nuove armi, nuove paure. Come se l’umanità non imparasse mai.
Eppure Gesù si rialza di nuovo. L’amore non si stanca di ricominciare.
Preghiamo: Signore, insegnaci a ricominciare il cammino della pace.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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OTTAVA STAZIONE: Gesù parla alle donne piangenti.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli” (Lc 23,28).
Alcune donne piangono. Gesù si ferma e dice: «Non piangete su di me». Come se volesse dire: guardate la storia, guardate il cuore dell’uomo.
Le guerre non nascono all’improvviso. Nascono da parole cariche di odio, da paure coltivate, da cuori che smettono di riconoscere l’altro come fratello.
Preghiamo: Signore, converti il cuore dell’umanità.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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NONA STAZIONE: Gesù cade per la terza volta.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Quasi esanime a terra mi ha ridotto; già mi vanno accerchiando i cani in frotta” (Sal 22,17).
Il cammino sembra finire. Gesù cade ancora. Così cade la speranza quando la violenza sembra dominare tutto.
Ma Gesù si rialza ancora una volta. L’amore non si arrende.
Preghiamo: Signore, quando tutto sembra perduto, donaci speranza.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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DECIMA STAZIONE: Gesù viene spogliato delle vesti.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Divisero le sue vesti, tirarono a sorte la sua veste per sapere a chi di loro dovesse toccare” (Mt 15,24).
Gesù viene spogliato delle sue vesti. Attorno a lui i soldati ridono, si dividono ciò che resta, giocano ai dadi sotto la croce. È l’umiliazione totale. Non resta nulla da difendere.
Anche oggi la guerra spoglia gli uomini di tutto: spoglia della casa, dei ricordi, della sicurezza costruita negli anni. Quante persone sono costrette a lasciare tutto in una notte: una valigia, una porta chiusa in fretta, la sensazione di non sapere più dove sia casa.
Ma Gesù, privato di tutto, non perde ciò che nessuno può togliere: la sua dignità e il suo amore.
Preghiamo: Signore Gesù, custodisci la dignità di ogni persona e insegnaci a non umiliare mai l’altro.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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UNDICESIMA STAZIONE: Gesù viene crocifisso.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Fu crocifisso insieme ai malfattori, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra” (Lc 23,33).
I soldati stendono Gesù sulla croce. Il martello colpisce. Il ferro entra nella carne. Ogni colpo è un grido che attraversa il cielo.
Quante volte anche oggi l’umanità continua a piantare chiodi: nei corpi feriti dalla guerra, nelle città distrutte, nei cuori induriti dalla vendetta. La violenza sembra sempre più forte dell’amore.
Eppure, proprio da quella croce, Gesù pronuncia parole che nessuno si aspetta: «Padre, perdona loro». Il perdono entra nella storia come una forza più grande dell’odio.
Preghiamo: Signore Gesù, disarma il cuore dell’uomo e insegnaci la forza del perdono.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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DODICESIMA STAZIONE: Gesù muore sulla Croce.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Quando Gesù ebbe preso l’aceto esclamò: Tutto è compiuto! Poi, chinato il capo, rese lo spirito” (Gv 19,30).
La croce è ormai innalzata. Il cielo si oscura. Il tempo sembra fermarsi. Attorno alla croce ci sono pochi volti: Maria, alcune donne, un discepolo.
Il mondo continua a muoversi, ma lì, su quella collina, si decide il destino dell’umanità.
Gesù consegna la sua vita. Non risponde alla violenza con altra violenza. Non salva se stesso. Offre tutto.
La croce diventa così il luogo dove Dio mostra che l’amore è più forte dell’odio e che la pace nasce dal dono della vita.
Preghiamo: Signore Gesù, insegnaci ad amare senza misura e a costruire la pace anche quando costa.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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TREDICESIMA STAZIONE: Gesù viene deposto dalla Croce.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“E Giuseppe d’Arimatea prese il corpo di Gesù e lo avvolse in un candido lenzuolo” (Mt 27,59).
Il corpo di Gesù viene deposto dalla croce. Le braccia della Madre lo accolgono. È il silenzio più grande della storia. Maria guarda il volto del Figlio che tante volte aveva accarezzato quando era bambino.
Nelle sue braccia passa il dolore di tutte le madri del mondo: quelle che hanno perso un figlio nella guerra,
quelle che aspettano invano una telefonata, quelle che stringono una fotografia perché non resta più altro. Il dolore non ha confini, non ha bandiere.
Maria non urla. Custodisce.
Preghiamo: Signore, consola tutte le madri che piangono i loro figli.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
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QUATTORDICESIMA STAZIONE: Gesù viene deposto nel sepolcro.
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
“Giuseppe lo mise in un sepolcro scavato nella pietra, dove nessuno ancora era stato messo” (Lc 23,53).
Il corpo di Gesù viene deposto nel sepolcro. La pietra rotola davanti all’ingresso. Il silenzio scende sulla collina. Sembra che tutto sia finito.
Anche nella storia dell’umanità ci sono momenti così: quando la guerra sembra vincere, quando la violenza sembra avere l’ultima parola, quando la pace appare impossibile. Ma Dio lavora nel silenzio.
Nel cuore della notte sta preparando la risurrezione.
Per questo i cristiani continuano a credere nella pace: perché Cristo ha già vinto la morte.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuor.
Preghiera finale: Signore Gesù, tu hai percorso la via della croce senza rispondere alla violenza con la violenza e senza lasciare che l’odio entrasse nel tuo cuore. Mentre abbiamo contemplato la tua Passione, ci hai insegnato il coraggio della pace. Liberaci dall’indifferenza che ci fa spettatori del dolore del mondo. Liberaci dalla durezza del cuore che rende facile giudicare e difficile perdonare. Donaci occhi capaci di riconoscere il tuo volto nei volti feriti dell’umanità. E fa’ che, camminando dietro a te, impariamo a costruire pace con le parole, con le scelte, con la nostra stessa vita. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
(Fonte meditazioni e preghiere: https://sorelleminorifrancescane.org/)
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NOVENA A SAN GIUSEPPE IN TEMPI DIFFICILI

✦ Quarto giorno ✦
Salve Custode del Redentore e Sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò il Suo Figlio. In te Maria ripose la Sua fiducia. Con te Cristo diventò uomo. O beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici Grazia, Misericordia e Coraggio, e difendici da ogni male. Amen
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Il luogo più difficile per farsi santi è la normalità. Le situazioni difficili delle volte spingono anche all’eroismo, ma la cosa più difficile è essere eroi nelle cose quotidiane. San Giuseppe è stato un capolavoro in questo. Solo un uomo con una immensa vita spirituale poteva scorgere occasione lì dove gli altri avrebbero visto solo paglia, mangiatoia, animali, sterco. Solo un uomo con un cuore che funziona poteva trovare soluzioni lì dove gli altri avrebbero constatato solo porte chiuse. Solo un uomo così poteva trasformare una notte difficile, come quella in cui Gesù è venuto al mondo, in una notte santa. Passiamo la vita a voler cambiare le circostanze, ma forse dovremmo pregare Dio affinché cambi il nostro sguardo sulle cose.
San Giuseppe, santo della normalità, aiutaci a benedire la nostra quotidianità. Seda in noi l’ansia di voler avere sempre circostanze eccezionali per poter essere felici, e facci comprendere che la vera felicità è lì dove ci siamo ormai abituati. Donaci occhi per scorgere il meglio lì dove tutti vedono il peggio. Fa che un autentico sguardo di fede possa farci trovare soluzioni lì dove gli altri vedono solo sfortune che perseguitano. Rendi le cose di ogni giorno strumenti di bene e non inciampo di insoddisfazione. Fa che alla tua scuola possiamo provare a fare il possibile proprio quando ci sembra di essere più scoraggiati. E imprimi in noi la certezza che il primo aiuto che Dio ci dà è il nostro possibile fatto senza frustrazione.
Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
Don Luigi Maria Epicoco